Come resettare l’orologio biologico: regole

Set 25
Scritto da Annamaria avatar

Svegliarsi già stanchi, fare fatica ad addormentarsi, rigirarsi nel letto per ore oppure aprire gli occhi nel cuore della notte. Quando il sonno non funziona più come dovrebbe, spesso pensiamo subito allo stress. Ma non sempre è soltanto colpa delle giornate troppo piene: potrebbe essere il nostro orologio biologico. Come resettare? Lo spiega ad Adnkronos la dottoressa Alessia Lanari. La direttrice della struttura Neuroterritoriale del Dipartimento di Neuroscienze di ASST Lariana e primario ad interim della Neurologia, dà le regole.

Come resettare orologio biologico regole

Il nostro ritmo circadiano è un vero e proprio orologio interno di circa 24 ore, che regola l’alternanza tra veglia e sonno ed è fortemente influenzato dalla luce. Quando scuola, lavoro, vita sociale e abitudini serali ci costringono a dormire poco o in orari sempre diversi, possiamo andare incontro a una vera “desincronizzazione”. Come spiega l’esperta, il sonno è regolato dall’interazione tra il processo circadiano, cioè il nostro orologio biologico, e il processo omeostatico, che determina la pressione del sonno: più tempo trascorriamo svegli, più aumenta il bisogno di dormire. E allora come possiamo rimettere ordine?

Le 5 regole per dormire meglio

1. Sveglia sempre alla stessa ora. La prima regola può sembrare banale, ma è fondamentale: mantenere orari regolari, soprattutto per il risveglio, anche durante il fine settimana. È proprio la regolarità ad aiutare l’organismo a sincronizzare nuovamente il proprio orologio interno.

2. La camera da letto deve tornare a essere il luogo del sonno. Televisione accesa, smartphone sul comodino, computer sul letto: meglio lasciarli fuori dalla routine della notte. La camera dovrebbe essere associata al riposo e non alle attività che tengono il cervello sveglio. La dottoressa Lanari suggerisce inoltre di evitare, quando possibile, di avere orologi continuamente visibili. Guardare continuamente l’ora durante una notte insonne può aumentare la preoccupazione per il tempo che passa.

3. Attenzione ai sonnellini. Dopo una notte difficile viene spontaneo cercare di recuperare durante il giorno. Ma dormire a lungo o fare un pisolino nel tardo pomeriggio può rendere ancora più complicato prendere sonno la sera.

4. Luce naturale e movimento durante il giorno. Per aiutare il nostro orologio biologico bisogna pensare anche alle ore diurne. Esporsi alla luce naturale e fare attività fisica, preferibilmente nelle prime ore della giornata, sono importanti segnali per il nostro organismo. Una passeggiata all’aperto può quindi essere molto più utile di quanto immaginiamo.

5. La sera rallentare. Quando arriva la sera, è il momento di abbassare il ritmo. Meglio evitare ciò che può disturbare il sonno: pasti molto abbondanti, alcol, caffeina e nicotina, soprattutto nelle ore che precedono il momento di andare a letto.

Tra i nemici del sonno ci sono anche gli schermi. Smartphone, tablet, computer e televisori possono interferire con la fisiologia del sonno soprattutto quando vengono utilizzati intensamente e molto vicino all’ora di andare a letto. La melatonina, l’ormone che segnala all’organismo che è arrivato il momento di dormire, viene infatti fortemente influenzata dalla luce. La luce ricca di lunghezze d’onda corte, come quella blu, può segnalare al cervello che è ancora giorno e ridurre la secrezione di melatonina.

Ma Lanari invita a non demonizzare la tecnologia: il problema non è soltanto la luce blu. Anche quanto a lungo utilizziamo gli schermi e quanto è stimolante ciò che stiamo guardando può ritardare l’addormentamento. Per questo, spiega la neurologa ad Adnkronos, è utile ridurre l’esposizione agli schermi nelle ore immediatamente precedenti il sonno e mantenere una buona esposizione alla luce naturale durante il giorno.

E se non arriva il sonno? Qui arriva una regola che può sembrare controintuitiva: non bisogna combattere con il cuscino. Se il sonno non arriva, restare a letto a guardare l’orologio e pensare “domani devo alzarmi presto” rischia di trasformare il letto in un luogo di ansia e veglia.“Se non ci si addormenta, è preferibile alzarsi, fare qualcosa di tranquillo con luce soffusa e tornare a letto quando compare nuovamente sonnolenza”, consiglia Lanari.

Non sempre, però, basta rimettere in ordine gli orari. La stanchezza al risveglio può essere anche il segnale di un problema del sonno. Un esempio è l’apnea ostruttiva del sonno, che può manifestarsi con russamento forte e abituale, pause respiratorie durante la notte, sonnolenza durante il giorno, mal di testa al mattino e difficoltà di concentrazione. “Russare occasionalmente è molto comune”, spiega Lanari, ma quando il russamento è forte, abituale e associato a pause respiratorie può essere un segnale da non trascurare. Se il problema è frequente, è quindi importante parlarne con il medico.

Rientro a scuola: ansia dei bambini

Set 24
Scritto da Annamaria avatar

Zainetto nuovo, quaderni appena comprati, astuccio da riempire e il grembiulino ancora perfettamente piegato. Il rientro a scuola, per le famiglie, comincia spesso così. Tra liste della spesa, libri da acquistare e corse dell’ultimo minuto, però, c’è qualcosa che rischia di passare inosservato: l’ansia dei bambini davanti al ritorno tra i banchi. Perché settembre non porta soltanto entusiasmo. Porta aspettative, curiosità, ma anche paure e preoccupazioni. E quella frase apparentemente innocua, “non voglio andare a scuola”, può nascondere molto più di un semplice capriccio. A spiegarlo a Leggo è la pedagogista Maria Cristina Boccacci, che invita mamme e papà a prestare attenzione ai segnali dei figli e, soprattutto, a non trasformare il rientro a scuola in una gara.

Children with rucksacks sitting on the stairs near school

Ci sono bambini che diventano irritabili, fanno più capricci, hanno difficoltà ad addormentarsi o chiedono più coccole. Ma ce ne sono anche altri che sembrano felicissimi: vogliono scegliere tutto il materiale scolastico, parlano continuamente della scuola e appaiono pieni di entusiasmo. Non sempre, però, dietro un bambino apparentemente entusiasta c’è serenità. “I segnali sono molto simili. L’unica differenza la possiamo fare noi con l’ascolto attivo, quindi mettere parola a quello che notiamo”, spiega Boccacci. Non dobbiamo cercare di eliminare ogni emozione negativa, ma aiutare il bambino a riconoscerla. Anche perché, come sottolinea la pedagogista, le emozioni che non riesce ancora a gestire “non spariscono”: “Restano un carico che, a seconda di come viene accolto o ignorato dagli adulti, può incidere in modo positivo o negativo sull’intero percorso scolastico, fin dalla prima infanzia”.

Spesso siamo proprio noi adulti, spesso senza rendercene conto, a caricare il rientro a scuola di aspettative. Avrà comprato tutto? Andrà bene quest’anno? Sarà bravo? Troverà amici? Come sarà la maestra? E gli altri bambini saranno più avanti di lui? Domande normalissime, certo. Il problema arriva quando diventano confronti continui. “Noi genitori facciamo continuamente confronti tra i nostri figli e i figli degli altri – magari ad alta voce proprio nel cortile della scuola – e pensiamo che loro non ci ascoltino”, racconta Boccacci.

E invece ascoltano. Un “sarà il più bravo della classe?”, oppure “avrà già imparato a leggere e scrivere?”, può trasformarsi nella testa di un bambino in una domanda molto più pesante: sarò abbastanza bravo per mamma e papà? “Questa ansia da prestazione noi la trasferiamo in maniera osmotica ai nostri figli”, spiega la pedagogista. Il messaggio che può arrivare al bambino è semplice e, allo stesso tempo, molto forte: “Se i miei genitori sono agitati, allora anch’io dovrò essere agitato. C’è qualcosa che qualcuno si aspetta da me”.

Ecco cosa non fare

Il rientro a scuola non deve diventare un esame da superare

1. Non fare paragoni.
2. Non parlare continuamente di voti e risultati.
3. Non minimizzare le sue paure.
4. Non esagerare con le preoccupazioni.
5. Non riempire ogni conversazione con la scuola.
6. Non pretendere che sia sempre entusiasta.
7. Non trasformare il rientro in una prova di forza.

Cosa dire invece ai nostri figli? “Stiamo per tornare a scuola? A scuola troverai i tuoi amici”, suggerisce Boccacci. E soprattutto una certezza: “Qualsiasi cosa succeda, mamma e papà saranno sempre lì con te, anche se non ci vedi”. Per i più grandi, invece, aiutano le certezze quotidiane: sapere a che ora ci si sveglia, quando si esce da scuola, chi verrà a prenderli e cosa succederà dopo. La routine, spiega la pedagogista, “va bene dai 0 ai 100 anni”, perché “la certezza di un orario noto – a che ora si esce, chi verrà a riprendere, cosa si farà dopo – permette al bambino di proiettarsi sul rientro a casa anche nel mezzo di una giornata difficile”. C’è poi una regola che vale per tutti, piccoli e grandi: “Non bisogna mai sdrammatizzare, minimizzare, ma neanche esagerare”.

Secondo i dati citati da Boccacci, il disagio legato all’ansia è tutt’altro che raro. La pedagogista riferisce che circa il 20% dei ragazzi in età scolare o prescolare soffre di disturbi d’ansia. E tra gli studenti delle scuole secondarie coinvolti in una consultazione pubblica dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, il 51,4% ha riferito stati ricorrenti di ansia o tristezza prolungata. Numeri che invitano a non sottovalutare i segnali: mal di pancia, difficoltà a dormire, irritabilità, stanchezza, mal di testa o un improvviso rifiuto della scuola possono meritare ascolto e attenzione, soprattutto quando diventano frequenti.

La cosa più importante che mamma e papà possono dire prima di un nuovo anno scolastico non è “Devi essere bravo”, ma “Tu per me vali sempre, tu per me vali tutto, tu sei sempre abbastanza per me”.

Morbillo: perché vaccinare i bambini

Set 23
Scritto da Annamaria avatar

Il morbillo torna a far paura. Nei primi cinque mesi del 2026 sono stati confermati in Italia 472 casi, contro i 322 registrati nello stesso periodo del 2025. Un aumento che ha spinto il Ministero della Salute a richiamare l’attenzione sulla necessità di rafforzare la prevenzione, soprattutto attraverso la vaccinazione. Per noi genitori è un dato che vale come promemoria: controllare che i bambini siano in regola con il vaccino contro il morbillo è una delle cose più importanti che possiamo fare per proteggerli. Perché vaccinare i bambini? Non è una semplice malattia dell’infanzia da prendere “e poi passa”. E’ un’infezione virale altamente contagiosa che può provocare complicazioni, soprattutto nei più piccoli. E quando la copertura vaccinale scende, il virus torna più facilmente a circolare.

morbillo perche vaccinare i bambini

In Italia la vaccinazione contro morbillo, parotite e rosolia, il cosiddetto MPR, prevede due dosi. La prima dose viene somministrata a 12 mesi di vita, mentre la seconda dose è prevista a 5-6 anni. La vaccinazione è obbligatoria e gratuita. Due dosi sono importanti perché permettono di raggiungere una protezione molto elevata: l’ISS indica che il ciclo completo protegge dal morbillo oltre il 90% dei vaccinati.

E se un bambino non ha ricevuto una dose nei tempi previsti? Niente panico: non significa che sia troppo tardi. E’ importante parlarne con il pediatra o con il servizio vaccinale della propria ASL per verificare la situazione e recuperare le dosi mancanti.

Il quadro fotografato dal Ministero della Salute mostra che nel 2026 il morbillo è tornato a crescere. L’incremento è particolarmente evidente in alcune regioni: in Calabria i casi sono passati dai 17 del 2025 ai 265 del 2026, in Campania da 18 a 100, nel Lazio da 47 a 54 e in Toscana da 6 a 49. Ma c’è un altro dato significativo: oltre il 90% dei casi registrati nel 2025 riguardava persone non vaccinate, mentre quasi il 6% aveva ricevuto una sola dose. La vaccinazione non protegge soltanto il singolo bambino. Una copertura elevata contribuisce a ridurre la circolazione del virus e a proteggere anche chi non può essere vaccinato per particolari condizioni mediche.

L’obiettivo indicato dalle autorità sanitarie è una copertura superiore al 95% con due dosi, considerata necessaria per interrompere la trasmissione del morbillo. Nel 2024, però, nessuna Regione o Provincia autonoma italiana aveva raggiunto questa soglia per la seconda dose.

Con la scuola appena iniziata e l’autunno alle porte, può essere il momento giusto per fare un piccolo controllo del libretto vaccinale dei nostri figli. Prima dose a 12 mesi, seconda a 5-6 anni: due appuntamenti da ricordare, insieme a tutti gli altri previsti dal calendario vaccinale. E se abbiamo un dubbio, una dose che sembra mancare o non ricordiamo quando sia stata fatta l’ultima vaccinazione, meglio non affidarsi alla memoria: basta rivolgersi al pediatra o alla ASL.

Biscotti al burro di arachidi e cioccolato

Set 22
Scritto da Annamaria avatar

Una merenda fatta in casa, profumata e golosa, con il sapore intenso del burro di arachidi e tanti pezzetti di cioccolato fondente. I biscotti al burro di arachidi e cioccolato sono semplicissimi da preparare e sono perfetti per la merenda dei bambini, da accompagnare a una tazza di latte o a uno yogurt. Ecco quali ingredienti servono.

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  • 120 g di burro di arachidi
  • 100 g di zucchero di canna
  • 1 uovo
  • 80 g di burro morbido
  • 180 g di farina 00
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci
  • 80 g di cioccolato fondente
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
  • un pizzico di sale

In una ciotola lavorate il burro morbido con lo zucchero di canna fino a ottenere un composto cremoso. Aggiungete il burro di arachidi, l’uovo e la vaniglia e mescolate bene. A parte unite la farina, il lievito e un pizzico di sale. Incorporate poco alla volta gli ingredienti secchi al composto, mescolando fino a ottenere un impasto morbido e omogeneo. Tritate grossolanamente il cioccolato fondente e aggiungetelo all’impasto. Qualche pezzetto potete tenerlo da parte per distribuirlo sulla superficie dei biscotti prima di infornarli. 

Formate delle palline con l’impasto e sistematele su una teglia rivestita con carta da forno, lasciandole abbastanza distanziate. Schiacciatele leggermente con il dorso di un cucchiaio e aggiungete qualche pezzetto di cioccolato. Potete preparare i biscotti insieme ai bambini e lasciarli scegliere la forma.

Cuocete in forno statico preriscaldato a 180°C per circa 10-12 minuti. I biscotti dovranno essere leggermente dorati ai bordi ma ancora morbidi al centro.Lasciateli raffreddare completamente prima di servirli: appena sfornati sono molto morbidi, poi diventano più croccanti fuori e restano piacevolmente morbidi all’interno.

Leggere ad alta voce ai neonati: prontuario

Set 21
Scritto da Annamaria avatar

“Ma tanto è ancora piccolo e non capisce”. È una frase che prima o poi capita di sentire quando si parla di leggere a un neonato. Eppure è proprio qui che c’è un piccolo equivoco: un bambino non deve necessariamente capire la trama di una storia per trarre beneficio dalla lettura ad alta voce. Nei primi mesi di vita il libro è soprattutto una voce che racconta, una presenza rassicurante, un ritmo che si ripete. È mamma o papà che parlano, fanno una pausa, cambiano tono, sorridono. Leggere ad alta voce ai neonati è importantissimo: ecco un prontuario per i genitori.

leggere ad alta voce ai neonati prontuario

Per un neonato non conta soltanto ciò che viene letto. Conta moltissimo come viene letto. La voce di mamma e papà è familiare e rassicurante. Ascoltarla mentre si sfogliano le pagine crea un momento di vicinanza e attenzione condivisa. Il bambino può guardare il volto del genitore, ascoltarne il tono, osservare le immagini e, crescendo, iniziare a partecipare sempre di più.Non serve quindi trasformare la lettura in una lezione. Al contrario: deve rimanere un momento piacevole. Anche cinque minuti possono essere sufficienti. L’importante è creare una piccola abitudine.

La lettura ad alta voce offre al bambino un’esperienza ricca di stimoli. Ascoltando le parole, il piccolo entra progressivamente in contatto con suoni, ritmi, espressioni e vocaboli. Quando cresce, potrà iniziare a riconoscere parole, immagini e personaggi, fino a intervenire nella storia, fare domande e anticipare quello che succederà. Ma c’è anche un altro aspetto importante: leggere insieme significa dedicarsi un tempo senza distrazioni.

Il prontuario

Da 0 a 6 mesi

Non aspettatevi che il bambino rimanga attento per tutta la durata del libro. È normalissimo. Scegliete libri semplici, con immagini grandi e contrasti netti. Potete anche leggere poche pagine e fermarvi quando il piccolo perde interesse.Parlate lentamente, guardatelo negli occhi e lasciategli il tempo di ascoltare.

Da 6 a 12 mesi

Il bambino comincia a guardare le immagini con maggiore attenzione e può provare a toccare le pagine, afferrarle o girarle. Scegliete libri cartonati e resistenti, con animali, oggetti della quotidianità e immagini facilmente riconoscibili. Fate domande semplicissime. Anche se non risponde ancora, state creando uno spazio di comunicazione.

Da 1 a 2 anni

A questa età la lettura può diventare molto più interattiva. Il bambino può indicare un’immagine, completare una parola conosciuta, chiedere di ascoltare la stessa storia ancora e ancora. E sì, quella richiesta infinita di “ancora!” è assolutamente normale. Anzi, la ripetizione aiuta a familiarizzare con parole e sequenze.

Dai 2 ai 3 anni

Il bambino può iniziare a seguire piccole storie e a riconoscersi nelle situazioni raccontate. Potete fermarvi e chiedere: “Secondo te cosa succede adesso?”. Oppure collegare la storia alla sua esperienza: “Anche tu hai visto un cane oggi”.

Dai 3 anni in poi

Le storie possono diventare progressivamente più articolate. È il momento di ampliare gli argomenti: emozioni, amicizia, paura, natura, avventure, famiglia. Potete alternare la lettura fatta dall’adulto ai primi tentativi del bambino di “leggere” le immagini e raccontare ciò che vede.

La lettura serale può diventare uno dei rituali più belli della giornata. Luci più basse, televisione spenta, bambino vicino, libro tra le mani e una voce tranquilla. Il rituale della buonanotte è tenerissimo.

Domenica al parco coi bambini: giochi creativi

Set 20
Scritto da Annamaria avatar

Dopo una settimana fatta di zaini, quaderni, esercizi e ore passate sui libri, arriva finalmente la domenica. E se il pomeriggio è ancora lungo, perché non andare coi bambini al parco? Ecco alcuni giochi creativi da fare con loro

domenica al parco coi bambini giochi creativi

La caccia al tesoro dei colori

Non servono oggetti da nascondere. Date ai bambini una missione: trovare nel parco qualcosa di rosso, qualcosa di giallo, qualcosa di ruvido, qualcosa di morbido, qualcosa che profuma e qualcosa che sembra fatto apposta per diventare una bacchetta magica. L’ultimo indizio può essere inventato sul momento. La regola importante? Si osserva, ma non si strappa nulla: foglie e piccoli tesori naturali si possono guardare, fotografare o raccogliere solo se già caduti e dove è consentito.

Il detective delle tracce

Chi è passato prima di noi? Un cane? Un uccellino? Un bambino con una bicicletta? Un insetto? Invitateli a cercare tracce, non necessariamente impronte: una piuma, una foglia rosicchiata, un guscio, un rametto spezzato, un piccolo sentiero nell’erba. I bambini devono inventare una teoria: “Secondo me qui è passato…” e spiegare perché. Un gioco semplicissimo che trasforma una passeggiata in un’indagine.

Il parco al contrario

Per dieci minuti bisogna fare tutto “al contrario”: camminare all’indietro dove è sicuro farlo, salutare con la mano sbagliata, cercare prima le cose piccole e poi quelle grandi, parlare usando parole che iniziano con una determinata lettera. Ovviamente niente acrobazie o movimenti rischiosi.

Inventiamo un animale impossibile

Seduti su una panchina, scegliete tre caratteristiche viste nel parco. “Ha le orecchie di un coniglio, le zampe di un gatto e la coda di uno scoiattolo”. Poi arriva la parte migliore: dove vive? Cosa mangia? Come si chiama? Ha paura di qualcosa? I più grandi possono disegnarlo su un piccolo taccuino portato da casa. I più piccoli possono semplicemente raccontarlo.

La storia a staffetta

Si comincia con una frase: “Una domenica pomeriggio, proprio in questo parco, successe qualcosa di stranissimo…”. Ogni componente della famiglia aggiunge una frase. Uno introduce un personaggio, un altro un problema, un altro ancora trova la soluzione. Alla fine avrete una storia completamente improvvisata e probabilmente molto più folle di qualsiasi cartone animato.

Il tramonto con la gara delle nuvole

Se il pomeriggio finisce verso sera, niente di meglio di una gara di fantasia guardando il cielo e dare un nome alla forma delle nuvole.

Dopo una settimana di scuola, compiti e impegni, il parco può diventare una pausa vera. Non serve riempire ogni minuto con attività organizzate. A volte basta lasciare ai bambini un po’ di spazio per annoiarsi, osservare, inventare e correre dietro a un’idea.

Fine settembre in gravidanza: come vestirsi 

Set 19
Scritto da Annamaria avatar

Fine settembre è quel periodo dell’anno in cui vestirsi può diventare una piccola sfida. Al mattino si esce di casa con una temperatura quasi autunnale, a mezzogiorno sembra ancora piena estate e la sera arriva quel frescolino che fa subito venire voglia di una giacca. In gravidanza la questione si complica un po’ di più. Il corpo cambia, la pancia cresce e spesso anche la percezione del caldo e del freddo è diversa dal solito. La soluzione, però, non è rinunciare allo stile: basta imparare a vestirsi a strati, scegliendo capi comodi ma curati. Ecco come vestirsi senza sfigurare.

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Quando le temperature restano alte, un abito midi morbido e fluido è probabilmente la scelta più facile. Meglio modelli che accompagnano la pancia senza stringere, in cotone, viscosa o altri tessuti leggeri e traspiranti. A fine settembre si può indossare con un paio di sneakers, ballerine o sandali ancora aperti nelle giornate più calde. Nella borsa, però, meglio avere una giacca leggera o un cardigan.Il trucco è proprio questo: il look resta estivo, ma con un piccolo piano B.

La camicia bianca o azzurra, leggermente oversize, torna a essere protagonista. È perfetta sopra un top o una canotta e può essere lasciata aperta nelle ore più calde, per poi essere indossata quando la temperatura scende. Con jeans premaman, pantaloni morbidi o una gonna lunga crea un outfit semplice ma molto elegante. E soprattutto è un capo che può continuare a essere utilizzato anche dopo la gravidanza.

Il denim non va certo in vacanza con l’arrivo dell’autunno. Per le future mamme la parola d’ordine è comfort: jeans premaman con fascia elastica, modelli morbidi o pantaloni in denim dalla linea più ampia. Se durante il giorno fa ancora molto caldo, meglio abbinarli a una T-shirt, una camicia leggera o un top. Quando arriva la sera basta aggiungere una giacca corta, un blazer morbido o un cardigan.

È uno di quei capi che risolvono praticamente tutto. Un blazer morbido e non troppo strutturato può trasformare anche il più semplice degli outfit. Sopra un abito, una T-shirt con pantaloni oppure una gonna lunga, dà immediatamente un’aria più elegante. E nelle giornate con temperature imprevedibili è perfetto perché si può portare sulle spalle, tenere in mano o indossare quando serve. Per la gravidanza, meglio evitare modelli troppo rigidi o stretti sul davanti: la giacca deve accompagnare la silhouette, non costringerla.

Se il blazer è la scelta più chic, il cardigan leggero è quella più coccolosa. Sottile, morbido e possibilmente abbastanza lungo da seguire la pancia, è ideale per le mattine fresche, gli uffici con l’aria condizionata e le serate. Si può portare aperto sopra un abito oppure chiuso con una cintura sopra la pancia, se il modello e la vestibilità lo consentono.

Anche le scarpe devono seguire il clima e, soprattutto, la comodità. Nelle giornate calde vanno benissimo sneakers leggere, ballerine, mocassini morbidi o sandali comodi. Quando arriva il fresco si può passare a sneakers più strutturate, mocassini o stivaletti bassi. Meglio evitare, soprattutto se i piedi tendono a gonfiarsi, calzature troppo strette o poco stabili.

A fine settembre il vero fashion trick è semplice: non scegliere un solo outfit, ma costruire un look che possa cambiare durante la giornata. Una canotta o una T-shirt come base, sopra una camicia aperta oppure un cardigan leggero, pantaloni morbidi o un abito fluido e una giacca da tenere a portata di mano. Così, se alle 13 il termometro torna a strizzare l’occhio all’estate, basta togliere uno strato. E se alle 19 arriva il fresco, il cardigan o il blazer sono già pronti.

Non è necessario passare improvvisamente dal bianco al marrone cioccolato. A settembre funzionano benissimo i toni neutri, il denim, il beige, il panna, il verde salvia e il rosa cipria, accostati magari a qualche nuance più autunnale come bordeaux, cioccolato o verde oliva.

Influenza: torna la campagna vaccinale

Set 18
Scritto da Annamaria avatar

Con l’autunno alle porte torna anche la campagna di vaccinale contro l’influenza. Per la stagione 2026-2027 l’AIFA ha autorizzato nove vaccini aggiornati sulla base dei ceppi virali che l’Organizzazione mondiale della sanità prevede possano circolare nei prossimi mesi. Le campagne regionali partiranno dall’inizio di ottobre e la vaccinazione resterà disponibile durante tutta la stagione influenzale.

influenza torna la campagna vaccinale

Per le famiglie c’è un’attenzione particolare da riservare a donne in gravidanza e bambini. La vaccinazione antinfluenzale è infatti raccomandata e offerta gratuitamente alle donne in gravidanza e nel periodo successivo al parto e ai bambini dai 6 mesi ai 6 anni.

L’influenza durante la gravidanza non va considerata una semplice influenza da affrontare con leggerezza. Per questo la vaccinazione è inserita tra le categorie alle quali il Servizio sanitario offre attivamente la protezione. Il vaccino può essere somministrato durante la gravidanza e la protezione non riguarda soltanto la futura mamma. Gli anticorpi prodotti dalla madre possono infatti passare al bambino attraverso la placenta, offrendo al neonato una protezione passiva nei primi mesi di vita, quando non può ancora ricevere la vaccinazione antinfluenzale.

È un aspetto particolarmente importante: i bambini sotto i 6 mesi non rientrano infatti nella fascia di età per la quale il vaccino antinfluenzale è autorizzato. La vaccinazione della mamma durante la gravidanza diventa quindi anche un modo per contribuire a proteggere il neonato nei suoi primi mesi.

E per i bambini? Per i più piccoli la vaccinazione è raccomandata dai 6 mesi fino ai 6 anni. Tra i vaccini autorizzati per questa stagione c’è anche una formulazione spray nasale, indicata per bambini e adolescenti dai 2 ai 18 anni, oltre ai vaccini somministrati tramite iniezione a partire dai 6 mesi, secondo le rispettive indicazioni.

Naturalmente sarà il pediatra a indicare la soluzione più adatta in base all’età e alle condizioni del bambino. Non tutti i nove vaccini autorizzati da AIFA saranno necessariamente disponibili in ogni Regione: sono infatti le Regioni a stabilire, attraverso le procedure di fornitura, quali prodotti utilizzare per la campagna gratuita.

L’obiettivo non è soltanto evitare qualche giorno a letto con febbre e malessere. La vaccinazione rappresenta la principale misura di prevenzione dell’influenza e delle sue complicanze e contribuisce anche a limitare la circolazione del virus.

Per una famiglia con bambini piccoli questo può significare meno malattie, meno assenze da scuola e, soprattutto, una maggiore protezione per i componenti più fragili del nucleo familiare. E c’è un altro dettaglio importante: non è necessario aspettare il picco dell’influenza. Il Ministero raccomanda di iniziare le campagne regionali dall’inizio di ottobre, ma la vaccinazione può essere offerta agli aventi diritto anche successivamente, nel corso della stagione.

La vaccinazione è uno degli strumenti più importanti, ma anche le piccole abitudini quotidiane continuano ad avere un ruolo: lavare frequentemente le mani, coprire bocca e naso quando si tossisce o starnutisce, arieggiare gli ambienti e cercare di evitare, quando possibile, il contatto ravvicinato con persone malate.