Polpette ricotta e spinaci con corn flakes
Come convincere i bambini a mangiare le verdure? A volte basta trasformarle in qualcosa di sfizioso! Le polpette di ricotta e spinaci con panatura di corn flakes sono una ricetta facile, gustosa e perfetta per tutta la famiglia. Morbide all’interno e croccanti fuori, sono ideali per il pranzo, la cena oppure da portare a scuola per una pausa salata.

La ricotta rende l’impasto delicato e cremoso, mentre gli spinaci aggiungono una nota di colore e tante proprietà nutritive. I corn flakes sbriciolati, che sostituiscono il pangrattato nella panatura e regalano una crosticina irresistibile. Ecco cosa serve per prepararle per circa 4 persone:
- 250 g di ricotta
- 250 g di spinaci già cotti e ben strizzati
- 1 uovo
- 40 g di parmigiano grattugiato
- 2-3 cucchiai di pangrattato, se necessario
- Corn flakes non zuccherati q.b.
- Un pizzico di sale
- Olio extravergine d’oliva
Per prima cosa cuociamo gli spinaci in padella o al vapore. Una volta pronti, lasciamoli raffreddare e strizziamoli molto bene, per eliminare tutta l’acqua in eccesso. Tritiamoli finemente e mettiamoli in una ciotola. Aggiungiamo la ricotta, l’uovo, il parmigiano e un pizzico di sale. Mescoliamo fino a ottenere un composto omogeneo. Se l’impasto risulta troppo morbido, incorporiamo poco pangrattato alla volta, fino a raggiungere una consistenza facile da lavorare.
Con le mani formiamo delle polpettine e passiamole nei corn flakes precedentemente sbriciolati, premendo delicatamente per far aderire bene la panatura. Disponiamole su una teglia rivestita di carta forno, aggiungiamo un filo d’olio e cuociamo in forno statico preriscaldato a 190°C per circa 20-25 minuti, girandole a metà cottura, fino a quando saranno dorate e croccanti. In alternativa, possiamo cuocerle in friggitrice ad aria a 180°C per circa 12-15 minuti, controllando la doratura.
Per una versione ancora più golosa possiamo inserire al centro di ogni polpetta un piccolo cubetto di mozzarella. Se vogliamo coinvolgere i bambini, lasciamo che siano loro a sbriciolare i corn flakes e a passare le polpettine nella panatura. Le polpette si possono preparare anche in anticipo e conservare in frigorifero, prima della cottura, per alcune ore.
Giovani e rabbia: ascoltiamoli davvero
Aggressioni tra coetanei, episodi di violenza a scuola, ragazzi che arrivano ad accoltellare i propri insegnanti. Le notizie di cronaca degli ultimi tempi raccontano una realtà che preoccupa genitori e adulti. Eppure, dietro questi comportamenti non ci sono soltanto giovani arrabbiati e aggressivi, ma spesso un malessere più profondo, che non riescono a esprimere e a gestire. Il rischio è quello di etichettare le nuove generazioni come violente, fragili o ansiose, concentrandosi soltanto sulle punizioni e sulla disciplina. Ma fermarsi al comportamento significa non cogliere una possibile richiesta d’aiuto.
“Quando un giovane mostra determinate emozioni, ci sta dicendo che gli importa, che sente il peso del mondo o il bisogno di cambiare ciò che non funziona”, spiega Danila De Stefano, psicologa, ceo e founder del centro clinico di psicologia online Unobravo. Giovani e rabbia: siamo tutti chiamati ad agire, ascoltiamoli davvero.

Uno dei problemi è che ai ragazzi viene insegnato molto, ma poco spazio è dedicato alla comprensione delle emozioni. Secondo il MINDex 2026, il Barometro del benessere mentale degli italiani realizzato da Unobravo con Ipsos Doxa, quasi sei italiani su dieci dichiarano di non essersi sentiti supportati dalla scuola nello sviluppo dell’intelligenza emotiva. Il 51% ammette inoltre di non avere gli strumenti per gestire le proprie emozioni.
Eppure sono proprio gli studenti a chiedere più occasioni di confronto: oltre il 72%, secondo il report 2025 dell’Osservatorio nazionale sul bullismo, considera utili le iniziative di sensibilizzazione a scuola e vorrebbe più momenti di dialogo e sportelli di ascolto psicologico.
Per colmare questa lacuna nasce il progetto “Sento dunque sono – Emozioni e identità a scuola”, presentato il 12 ottobre alla Camera dei Deputati da Unobravo ed Edulia – Dal sapere, polo formativo di Treccani. Si tratta di un percorso rivolto alle scuole secondarie, pensato per promuovere l’alfabetizzazione emotiva e coinvolgere sia gli studenti sia gli insegnanti. L’obiettivo è offrire ai ragazzi strumenti concreti per riconoscere e comprendere quello che provano, imparando a gestire le emozioni prima che si trasformino in disagio o comportamenti problematici.
“Educazione affettiva significa prima di tutto alfabetizzazione emotiva. Bisogna insegnare ad ogni individuo, fin dall’infanzia, a dare un nome a ciò che prova, aiutarlo a comprendere come si sente. Significa insegnare a riconoscere, accogliere e gestire la complessità del proprio mondo interiore”, spiega De Stefano.
Anche la rabbia, quindi, non va semplicemente repressa. È un’emozione primaria e protettiva. Nei bambini si manifesta spesso in modo immediato e fisico. Negli adolescenti può essere legata al bisogno di indipendenza, affermazione e ricerca di confini rispetto agli adulti. Se non viene compresa, però, “rischia di trasformarsi in aggressività agita contro gli altri o contro se stessi”.
L’errore degli adulti è giudicare le emozioni dei ragazzi con il metro della razionalità, liquidandoli come esagerati o capricciosi. Genitori e insegnanti dovrebbero invece aiutarli a capire cosa stanno provando e perché, accompagnandoli nella ricerca di una soluzione. In questo modo, “le emozioni vengono sempre meno agite e più comprese, vissute e gestite”.
Le esplosioni di rabbia o la chiusura emotiva non arrivano necessariamente all’improvviso. Spesso sono il risultato di un accumulo di emozioni represse o ignorate. Diventate difficili da gestire. Per questo l’educazione affettiva non dovrebbe essere considerata un intervento da attivare soltanto quando emerge un problema, ma uno strumento di prevenzione da introdurre fin dall’infanzia. “Dare ai più giovani tutti gli strumenti per imparare da subito a riconoscere la propria emozione, scomporla, capirla e gestirla, permette loro di scegliere come rispondere invece che reagire d’impulso”.
Un percorso che coinvolge anche il mondo digitale. Di fronte ai contenuti violenti che circolano sui social, secondo la psicologa non serve demonizzare la tecnologia. Bisogna insegnare ai ragazzi a sviluppare uno spirito critico e a riconoscere quando ciò che guardano provoca tristezza o ansia, imparando anche a staccarsi.
Il messaggio per noi adulti è chiaro: non basta condannare la violenza, bisogna cercare di comprenderne le radici e intervenire prima che il disagio diventi ingestibile: “Dobbiamo smettere di guardare ai ragazzi come a una generazione fragile. E iniziare a vederli come una risorsa da accompagnare”. Perché dietro la rabbia, conclude la psicologa, possono esserci “un’energia vitale e una richiesta di senso e di futuro”.
Domenica 1 novembre con bambini: che si fa?
Dopo la notte di Halloween, con i suoi travestimenti, le zucche illuminate e la caccia ai dolcetti, domenica 1 novembre arriva la festa di Ognissanti. Una giornata festiva che con bambini possiamo dedicare al tempo libero per stare insieme e inventare qualcosa di divertente. Che si fa? Presto detto

Non occorre organizzare grandi eventi o riempire la giornata di impegni: a volte sono proprio le attività più semplici a regalare i ricordi più belli. Si può ad esempio allestire una colazione speciale, tutti insieme Cominciamo senza fretta, magari preparando una colazione diversa dal solito. Pancake, biscotti fatti in casa, cioccolata calda e una tavola apparecchiata con qualche decorazione autunnale. I bambini possono aiutarci a preparare e scegliere cosa mangiare: sarà già un modo piacevole per iniziare la giornata.
Se il tempo lo permette, usciamo a fare una passeggiata in un parco, in un bosco o in un giardino. Novembre offre colori meravigliosi: foglie rosse e gialle, castagne, pigne e piccoli tesori della natura da osservare e raccogliere. Possiamo trasformare la passeggiata in una caccia al tesoro: chi trova la foglia più grande? E la più colorata?
Dopo Halloween possiamo riutilizzare qualche decorazione e dare spazio alla fantasia. Con cartoncini, foglie secche, colla e colori i bambini possono realizzare piccoli lavoretti autunnali: ghirlande, animaletti, collage o segnaposto per la tavola. Un’attività semplice, adatta anche ai pomeriggi più freddi.
Il 1° novembre può essere l’occasione per visitare una mostra, un museo con percorsi dedicati ai più piccoli oppure andare al cinema a vedere un film per tutta la famiglia. Prima di uscire, controlliamo le iniziative e gli orari: nei giorni festivi possono esserci aperture e programmi speciali.
Mettiamo le mani in pasta! Possiamo preparare una torta alla zucca, dei biscotti, una crostata o una merenda con mele e cannella. I bambini si divertiranno a mescolare gli ingredienti, decorare i dolci e, naturalmente, assaggiare il risultato.
A volte la domenica più bella è quella trascorsa in casa, senza corse e senza programmi. Tiriamo fuori i giochi da tavolo, le carte, i puzzle o inventiamo un piccolo torneo familiare. L’importante è giocare tutti insieme, grandi e piccoli.
Per concludere la giornata, spegniamo tablet e televisione e scegliamo un libro da leggere insieme. Possiamo raccontare storie d’autunno, inventare una fiaba con i personaggi creati durante il laboratorio o riguardare le fotografie di Halloween. Un momento tranquillo per ritrovarsi prima di tornare alla routine.
Halloween con i bambini: 7 idee
Streghette, vampiri, fantasmini e piccoli scheletri sono pronti a invadere le case! Halloween è l’occasione perfetta per trascorrere qualche ora in allegria con i bambini, lasciando spazio alla fantasia e trasformando anche il salotto di casa in un piccolo mondo incantato… o decisamente spaventoso! Quest’anno il 31 ottobre è sabato: niente sveglia per la scuola il mattino dopo, quindi possiamo organizzare una festa in famiglia o invitare qualche amichetto per un pomeriggio di giochi e una serata speciale. Non servono grandi preparativi né un budget esagerato: bastano qualche decorazione, un po’ di fantasia e la voglia di divertirsi insieme. Ecco 7 idee da provare.

1. Decoriamo la casa con zucche e fantasmini
Prima di pensare alla festa, trasformiamo la casa! Possiamo realizzare insieme ai bambini piccoli fantasmi con fazzoletti di carta, ragnatele finte con fili di lana, pipistrelli di cartoncino nero e zucche di carta arancione da appendere alle finestre. Immancabile la zucca di Halloween: svuotarla, intagliarla e darle un’espressione buffa o spaventosa è un’attività che piace moltissimo. Per i più piccoli, meglio scegliere zucche decorative da dipingere o utilizzare adesivi, evitando coltelli e strumenti appuntiti. Per illuminarla, una candela a batteria è un’alternativa più sicura alla fiamma.
2. Prepariamo una merenda mostruosa
Una festa di Halloween non può fare a meno dei dolcetti! Possiamo preparare insieme biscotti a forma di fantasma, muffin decorati con ragnatele di cioccolato, mandarini trasformati in zucchette con un pezzetto di sedano come picciolo e banane-fantasma con gocce di cioccolato al posto degli occhi. Anche una semplice pizza può diventare speciale: basta decorarla con olive nere e formaggio per creare ragnetti e fantasmini. I bambini si divertiranno a mettere le mani in pasta e, soprattutto, ad assaggiare le loro creazioni!
3. Organizziamo una sfilata in maschera
Streghe, supereroi, mostriciattoli, principesse gotiche e piccoli vampiri: ognuno può scegliere il proprio personaggio preferito. Prepariamo un angolo della casa con uno specchio, qualche accessorio e un po’ di trucchi adatti ai bambini, per completare il travestimento. Poi via alla sfilata! Possiamo organizzare una piccola passerella e assegnare premi divertenti: il costume più originale, il più buffo, il più colorato o quello che fa più paura. L’importante è che tutti si sentano protagonisti, senza trasformare il gioco in una competizione.
4. Caccia al tesoro… da brividi!
Nascondiamo in casa caramelle, piccoli regalini e bigliettini con indovinelli. I bambini dovranno seguire gli indizi per trovare il tesoro finale, magari un cestino pieno di dolcetti. Per rendere il gioco più divertente, possiamo inventare una storia: un fantasma dispettoso ha nascosto la sua scorta di caramelle e soltanto i piccoli investigatori potranno ritrovarla! Adattiamo gli indovinelli all’età dei partecipanti e scegliamo nascondigli facili da raggiungere.
5. Raccontiamo storie di paura… ma non troppo!
Quando arriva la sera, abbassiamo le luci, accendiamo qualche lampada soffusa e riuniamoci sul divano con una coperta. È il momento delle storie di Halloween! Possiamo inventare racconti di fantasmi simpatici, streghe pasticcione e mostri che, in fondo, hanno soltanto bisogno di un amico. Per i più grandi si può organizzare anche un piccolo teatro delle ombre, usando una torcia e sagome di cartoncino. Attenzione soltanto a non esagerare con le atmosfere paurose: la festa deve essere divertente, non trasformarsi in un incubo!
6. Organizziamo una mini discoteca mostruosa
Bastano una playlist di canzoni divertenti, qualche luce colorata e tanto spazio per ballare. Possiamo preparare una gara di ballo da mostri, giocare a fare le statue quando la musica si interrompe oppure inventare una coreografia tutti insieme. Un’idea carina? Il ballo degli zombie: quando parte la musica tutti si muovono come morti viventi, ma appena si ferma devono restare immobili. Chi ride o si muove per primo viene eliminato… oppure deve fare una buffa smorfia da mostro!
7. Dolcetto o scherzetto?
È il grande classico di Halloween! Se nel quartiere ci sono altre famiglie che partecipano, possiamo organizzare un piccolo giro con i bambini travestiti, accompagnati sempre da un adulto. Meglio scegliere strade conosciute e ben illuminate, visitare soltanto abitazioni di persone disponibili a partecipare e ricordare ai piccoli di non entrare mai in casa di sconosciuti.
Se preferiamo restare a casa, possiamo invitare qualche amichetto e preparare un piccolo percorso di porte da bussare, con i genitori che si alternano nel ruolo di streghe e mostri pronti a distribuire caramelle.
Paura del buio: come aiutare i bimbi a superarla
Mostri sotto il letto, ombre misteriose e difficoltà ad addormentarsi da soli: la paura del buio è una fase comune della crescita. Ecco come aiutare i bimbi a superarla. La paura del buio è molto frequente nell’infanzia, soprattutto tra i 3 e i 6 anni, quando la fantasia si sviluppa rapidamente e i bambini non sempre riescono a distinguere ciò che immaginano da ciò che è reale. Può comparire anche più avanti, magari dopo aver visto un film, ascoltato una storia o vissuto un periodo di cambiamenti e insicurezze. La prima cosa da sapere? Non bisogna rimproverarli né costringerli a diventare coraggiosi da un giorno all’altro. La paura va accolta, ascoltata e affrontata con pazienza. Nn piccolo vademecum può servire, 8 consigli di cui mamma e papà dovrebbero far tesoro.

1. Non ridicolizzare le loro paure
Per un bambino, quella paura è reale, anche se nasce dalla fantasia. Meglio ascoltarlo e rassicurarlo: “Capisco che ti faccia paura, sono qui con te”. Sentirsi compreso è il primo passo per ritrovare sicurezza.
2. Lasciate accesa una lucina
Una piccola luce notturna può essere una grande alleata. Non serve illuminare tutta la stanza: basta una lampada soffusa, magari con una luce calda, che permetta al bambino di riconoscere l’ambiente intorno a sé. Con il tempo, quando si sentirà più tranquillo, si potrà provare ad abbassarne gradualmente l’intensità.
3. Create un rituale della buonanotte
La routine aiuta i bambini a sentirsi protetti. Un bagno caldo, il pigiama, una favola, qualche coccola e una canzoncina: ripetere ogni sera gli stessi gesti trasmette tranquillità e rende il momento di andare a letto più prevedibile. Meglio evitare giochi troppo movimentati, schermi e contenuti spaventosi prima di dormire.
4. Controllate insieme la cameretta
Se il piccolo teme la presenza di mostri sotto il letto o dentro l’armadio, potete fare un giro di controllo insieme. Guardate negli angoli, aprite le ante e sistemate gli oggetti che proiettano ombre strane. L’obiettivo non è alimentare l’idea che ci sia davvero qualcosa da cercare, ma aiutarlo a riconoscere gli elementi della stanza e a sentirsi nuovamente al sicuro.
5. Lasciategli scegliere un compagno speciale
Un peluche, una bambola o una copertina preferita possono diventare un prezioso alleato contro la paura. Il pupazzo può accompagnare il bambino nel sonno, diventando un piccolo simbolo di protezione. Potete anche inventare insieme una storia in cui il suo compagno di avventure è coraggioso e sa affrontare ogni situazione.
6. Aiutatelo a dare un nome alle emozioni
Parlare delle emozioni aiuta il bambino a riconoscerle e a comprenderle. Potete anche inventare una storia o disegnare ciò che lo spaventa, trasformando le immagini paurose in personaggi buffi e meno minacciosi.
7. Abituatelo gradualmente a dormire con meno luce
Se il bambino chiede che la porta resti aperta o che una luce rimanga accesa, non imponete cambiamenti improvvisi. Potete iniziare restando accanto a lui finché si tranquillizza, per poi allontanarvi gradualmente. Ogni piccolo progresso va riconosciuto, senza trasformare il momento della nanna in una prova di coraggio.
8. Fate attenzione a ciò che guarda e ascolta
Cartoni animati, videogiochi, film e racconti possono influenzare molto l’immaginazione dei più piccoli. Anche immagini che agli adulti sembrano innocue possono spaventare un bambino. Meglio scegliere contenuti adatti alla sua età e prestare attenzione a eventuali cambiamenti nel comportamento dopo aver visto qualcosa di impressionante.
Nella maggior parte dei casi, la paura del buio si attenua gradualmente con la crescita e con il sostegno dei genitori. Se però diventa molto intensa, dura a lungo, provoca frequenti risvegli notturni o interferisce con la vita quotidiana del bambino, è utile parlarne con il pediatra. Potrà valutare la situazione e, se necessario, suggerire un confronto con uno psicologo dell’età evolutiva.
TIN: perché lo psicologo è fondamentale
Quando un neonato nasce prematuro o le sue condizioni si aggravano, la paura e il dolore coinvolgono tutta la famiglia. La Società Italiana di Neonatologia richiama l’attenzione sul ruolo dello psicologo e spiega perché è fondamentale nelle TIN, accanto a genitori e operatori sanitari, soprattutto nei momenti più difficili del ricovero.

Ci sono momenti in cui una famiglia si trova ad affrontare una paura più grande di qualsiasi parola. Succede quando un bambino nasce molto prematuro, quando le sue condizioni peggiorano improvvisamente o quando arriva una diagnosi difficile da accettare. In Terapia Intensiva Neonatale (TIN), la preoccupazione per la salute del proprio figlio può trasformarsi in un’esperienza profondamente traumatica, che lascia un segno anche dopo la fine del ricovero.
La Società Italiana di Neonatologia (SIN), riunita a Bari per il XXXII Congresso Nazionale, dal 28 al 30 ottobre 2026, sottolinea l’importanza della presenza dello psicologo all’interno dell’équipe di cura. Una figura fondamentale per accompagnare i genitori nelle situazioni più delicate, ma anche per sostenere medici e infermieri, chiamati ogni giorno a confrontarsi con emozioni intense e decisioni difficili.
In TIN, comunicare una cattiva notizia non significa soltanto spiegare una condizione clinica. Per mamma e papà, ascoltare che il proprio bambino sta peggiorando può essere un momento che cambia tutto. Le parole utilizzate, il tempo dedicato al colloquio, la possibilità di fare domande e di ricevere risposte comprensibili possono influenzare profondamente il modo in cui i genitori affrontano ciò che sta accadendo.
La comunicazione non dovrebbe esaurirsi in un singolo incontro, ma accompagnare la famiglia lungo tutto il percorso di cura. Anche quando la situazione è molto complessa, poter contare su professionisti capaci di ascoltare e spiegare con chiarezza aiuta a non sentirsi soli e a mantenere un rapporto di fiducia con l’équipe.
E’ proprio qui che entra in gioco lo psicologo: aiuta i professionisti a preparare i colloqui più difficili, a comprendere le reazioni emotive dei genitori e a trovare modalità di comunicazione empatiche e rispettose. Il suo compito non è cancellare il dolore o nascondere la realtà, ma aiutare le famiglie ad affrontarla con il sostegno di chi si prende cura del loro bambino.
C’è un aspetto di cui si parla meno: la sofferenza di chi lavora in Terapia Intensiva Neonatale. Medici e infermieri sono quotidianamente accanto ai neonati più fragili e alle loro famiglie. Quando le condizioni di un bambino peggiorano gravemente o si verifica un lutto, anche gli operatori possono provare tristezza, senso di impotenza, colpa e stress emotivo.
A confermarlo è lo studio STRONG del 2023, condotto tra gli operatori delle TIN italiane. Il 44,7% degli intervistati non aveva ricevuto una formazione specifica sulla comunicazione delle cattive notizie, mentre il 41,2% dichiarava di non avere una strategia comunicativa precisa. Inoltre, oltre il 90% riteneva necessaria una formazione sulla gestione del lutto.
Sono dati che mostrano quanto sia importante preparare i professionisti non soltanto sul piano clinico, ma anche su quello della comunicazione e della gestione delle emozioni. Prendersi cura di chi cura significa contribuire a creare un ambiente di lavoro più consapevole, capace di affrontare le situazioni critiche senza lasciare che il peso emotivo ricada sui singoli.
Tra gli strumenti più importanti c’è il debriefing, un momento strutturato di confronto dopo un evento critico. Non è semplicemente uno spazio in cui sfogarsi, ma un’occasione per ripercorrere quanto accaduto, condividere le difficoltà incontrate e riflettere su come migliorare la comunicazione e il lavoro di squadra.
Con il supporto dello psicologo, gli operatori possono riconoscere le proprie reazioni emotive, comprendere meglio le dinamiche vissute e trovare modalità più efficaci per affrontare situazioni analoghe in futuro. Un sostegno che può contribuire a prevenire l’isolamento e a rendere l’équipe più unita proprio quando la pressione è maggiore.
Come sottolinea il professor Massimo Agosti, presidente della Società Italiana di Neonatologia: “La cura in Terapia Intensiva Neonatale non riguarda esclusivamente il neonato. In TIN dobbiamo prenderci cura dell’intero nucleo familiare e, allo stesso tempo, sostenere i professionisti che ogni giorno affrontano situazioni di elevata complessità emotiva. La presenza dello psicologo rappresenta una risorsa essenziale per garantire una comunicazione efficace, umana e rispettosa, soprattutto nei momenti più difficili. Il vero obiettivo non è regalare false certezze a mamma e papà o eliminare la loro sofferenza, ma offrire a famiglie ed operatori gli strumenti emotivi necessari per attraversarla insieme”.
Il ricovero di un neonato in Terapia Intensiva Neonatale coinvolge tutta la famiglia. Accanto alle cure mediche, sono importanti l’ascolto, la comprensione e la possibilità di trovare uno spazio in cui esprimere dubbi e paure senza sentirsi giudicati. Investire nella presenza dello psicologo in TIN significa riconoscere che la salute non riguarda soltanto il corpo e che anche le emozioni hanno bisogno di attenzione. Perché, nei momenti più difficili della vita di un bambino, prendersi cura di lui significa anche sostenere mamma e papà e non dimenticare chi, ogni giorno, lavora per proteggerlo.
Skincare per il pancione
Prendersi cura della pelle anche in gravidanza, con qualche coccola in più dedicata al pancione. È quello che fa Giorgia Palmas, che sui social si mostra appena sveglia con una maschera applicata proprio sul ventre. “Anche questa è skincare”, scrive l’ex velina, raccontando un momento della sua routine beauty al quinto mese di gravidanza. Con la pancia che cresce, anche la pelle ha bisogno di attenzioni: si tende progressivamente e può diventare più secca, provocare prurito o dare una sensazione di tensione. Ecco perché idratarla e mantenerla morbida può aiutare a sentirsi più a proprio agio durante i cambiamenti del corpo. La skincare per il pancione è fondamentale

Le maschere specifiche per il ventre in gravidanza sono trattamenti cosmetici pensati per idratare e ammorbidire la pelle, contribuendo a mantenerla elastica e confortevole. A seconda della formulazione, possono contenere ingredienti idratanti ed emollienti, utili soprattutto quando la pelle tira o tende a seccarsi.
È importante, però, non aspettarsi miracoli: questi prodotti non garantiscono la prevenzione delle smagliature, che dipendono anche da fattori ormonali e genetici. Per la cura quotidiana possono essere sufficienti anche una crema idratante delicata o un prodotto emolliente adatto alla gravidanza.
Prima di applicare una maschera, meglio controllare gli ingredienti e verificare che sia indicata per le future mamme, chiedendo consiglio al ginecologo o al farmacista in caso di dubbi. Se compaiono irritazioni o bruciore, è bene interrompere l’utilizzo.
A 44 anni Giorgia è in attesa del suo terzo figlio, il secondo avuto con il marito Filippo Magnini, e sarà il suo primo maschietto. La showgirl è già mamma di Sofia, 18 anni, nata dalla relazione con l’ex calciatore Davide Bombardini, e di Mia, 6 anni, avuta con Filippo, ex campione di nuoto suo coetaneo. La coppia è legata dalla primavera del 2018: il 12 maggio 2021 si è unita civilmente in matrimonio, per poi celebrare le nozze in chiesa il 14 maggio 2022.
La maschera per il pancione è un piccolo rituale di benessere da inserire nella giornata: pochi minuti per dedicarsi alla pelle e vivere con dolcezza le trasformazioni della gravidanza. Perché la skincare, anche in dolce attesa, può essere un modo per prendersi cura di sé, scegliendo prodotti delicati e adatti a questo momento speciale.
Torta messicana di Halloween
Volete sorprendere i bambini con un dolce originale per la festa più spaventosa dell’anno? La torta messicana di Halloween è un’idea divertente e scenografica, perfetta da portare in tavola per una merenda a tema o da preparare insieme ai piccoli di casa. Ispirata al Día de los Muertos, la tradizionale festa messicana dedicata al ricordo dei defunti, si trasforma in una torta colorata e allegra, decorata con teschi, fiori e disegni vivaci. E’ un dolce da brividi!

Il segreto è puntare su una base morbida al cioccolato, amata da grandi e piccini, e divertirsi con la decorazione: una copertura chiara, dettagli colorati e un grande teschio sorridente al centro. Il risultato? Un dolce che fa un po’ paura, ma soltanto a guardarlo! Ecco cosa serve per prepararlo.
Per preparare una torta di circa 8 porzioni vi serviranno:
- 200 g di farina
- 150 g di zucchero
- 3 uova
- 120 g di burro morbido
- 100 g di cioccolato fondente
- 100 ml di latte
- 1 bustina di lievito per dolci
- 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
Per la decorazione:
- 200 g di cioccolato bianco
- Zuccherini colorati
- Cioccolato fondente fuso per disegnare occhi, naso e bocca
- Pasta di zucchero colorata, facoltativa, per realizzare fiori e piccoli motivi messicani
Per prima cosa, fate sciogliere il cioccolato fondente a bagnomaria e lasciatelo intiepidire. In una ciotola lavorate il burro con lo zucchero fino a ottenere un composto cremoso, poi aggiungete le uova, una alla volta. Unite il cioccolato fuso, il latte e la vaniglia. Incorporate la farina setacciata insieme al lievito e mescolate fino a ottenere un impasto omogeneo.
Versate tutto in una tortiera imburrata e infarinata, di circa 22 cm di diametro, e cuocete in forno statico preriscaldato a 180 °C per circa 35-40 minuti. Fate la prova stecchino: se esce asciutto, la torta è pronta. Lasciatela raffreddare completamente prima di decorarla.
Nel frattempo, sciogliete il cioccolato bianco e distribuitelo sulla superficie della torta, creando una copertura uniforme. Quando si sarà leggermente rassodato, arriva la parte più divertente: con il cioccolato fondente disegnate un grande teschio sorridente, con occhi grandi, naso e denti ben visibili. Completate con zuccherini colorati e fiorellini di pasta di zucchero, ispirandovi alle decorazioni vivaci del Día de los Muertos.
Per rendere la preparazione ancora più speciale, lasciate che siano i piccoli di casa a scegliere colori, fiori e decorazioni. Potete anche preparare prima una sagoma di teschio su carta da forno, da usare come guida, oppure realizzare tanti piccoli teschi da distribuire sulla superficie. La torta messicana di Halloween è perfetta per una festa in famiglia, una merenda con gli amici o un buffet a tema. E se volete renderla ancora più golosa, accompagnatela con una pallina di gelato alla vaniglia o un ciuffo di panna montata.

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