Aborto spontaneo: bisogna parlarne

Mar 16
Scritto da Annamaria avatar

Quando si ha un aborto spontaneo, per superare il dolore della perdita del bambino, bisogna parlarne. E’ il miglior modo per stare nuovamente bene.

“Perdere un bambino durante la gravidanza a causa di un aborto spontaneo o per morte prematura del feto è ancora un argomento tabù in tutto il mondo, collegato a pregiudizi e sentimenti di colpa. Molte donne ancora non ricevono cure appropriate e rispettose quando i loro bambini muoiono durante la gravidanza o alla nascita”. L’Organizzazione mondiale della sanità pubblica un’inchiesta sull’argomento, dal titolo “Why we need to talk about losing a baby”, in cui attraverso la storia di donne che hanno vissuto l’aborto spontaneo in prima persona, fa capire che bisogna parlane, solo così ci si aiuta.

“L’aborto spontaneo – spiega l’Oms – è la causa più comune che porta alla perdita di un figlio durante la gravidanza. Le statistiche divergono, indicando dati diversi. ‘March of Dimes’, un’organizzazione dedicata alla salute materna e a quella dei bambini, riporta un tasso di aborti spontanei del 10-15% tra le donne che sapevano già di essere in cinte. La perdita di un bambino durante la gravidanza viene definita in maniera diversa nelle varie parti del mondo, ma in genere si parla di aborto spontaneo se la morte avviene prima delle 28 settimane e di morte prematura del feto dalle 28 settimane fino alla nascita. Ogni anno si verificano 2,6 milioni di morti premature del feto, molte delle quali si potrebbero evitare. Questi eventi, però, non vengono sempre registrati, nemmeno nei paesi più sviluppati, il che suggerisce che la percentuale potrebbe essere più alta. Nelle varie zone del mondo, le donne hanno accesso a diverse tipologie di sistemi sanitari. Cliniche e ospedali di molti paesi sono caratterizzati da scarse risorse e soffrono di carenza di personale. Per quanto l’esperienza di perdere un bambino possa essere diversa da una donna all’altra, lo stigma, la vergogna e il senso di colpa sono invece elementi comuni. Come si evince dalle testimonianze raccolte, le donne che perdono un bambino sono indotte a non parlare del loro lutto in quanto l’evento viene percepito dall’esterno come molto comune o inevitabile”.

“Tutto questo ha conseguenze enormi per le donne – spiega l’Oms – molte delle quali tendono a sviluppare problemi di salute mentale che possono durare mesi o anni, anche se successivamente hanno portato a termine altre gravidanze dando alla luce bambini sani. L’atteggiamento culturale nei confronti della perdita di un bambino può variare enormemente da un paese all’altro. Nell’Africa subsahariana, ad esempio, esiste una credenza che mette in relazione la morte prematura del feto con la stregoneria o gli spiriti maligni”.

“Le cause che possono portare a un aborto spontaneo sono diverse, tra queste ci sono le anomalie nello sviluppo fetale, l’età della madre e le infezioni. Queste ultime sono in gran parte evitabili, come nel caso della sifilide o della malaria. Spesso, però, può essere molto difficile individuare il motivo preciso che ha causato la perdita. Le precauzioni generali per evitare l’aborto spontaneo si concentrano su un’alimentazione sana, lo svolgimento di attività fisica, evitare il consumo di sigarette, droghe e alcol, limitare la caffeina, ridurre lo stress e mantenere un peso forma. Questa enfasi sugli stili di vita, in assenza di risposte certe, può portare le donne a sentirsi responsabili di aver provocato l’aborto spontaneo”.

“Come accade in altri ambiti di salute, come quella mentale, intorno alla quale permane un enorme tabù, molte donne riportano che, al di là della loro cultura, della loro educazione o di come sono state cresciute, amici e familiari non vogliono parlare della loro perdita. Un fenomeno che sembra collegarsi al silenzio che aleggia intorno al lutto in generale.La morte prematura del feto si verifica in uno stadio più avanzato della gravidanza: una su due avviene durante il parto, evenienza che in molti casi si potrebbe evitare. Circa il 98% delle morti alla nascita avviene in paesi a basso o medio reddito. La garanzia di cure di qualità più elevata durante la gravidanza e il parto potrebbe evitare più di mezzo milione di nati morti in tutto il mondo. Anche nei paesi ad alto reddito, cure sanitarie di scarso livello possono incidere significativamente su questo fenomeno. Esistono procedure chiare per ridurre il numero di bambini morti durante la gravidanza, come l’accesso a cure prenatali e la continuità assistenziale da parte di un ostetrica/o professionista. In molte aree del mondo le donne vedono il primo operatore sanitario solo quando sono già in stadio avanzato di gravidanza. Inoltre, il trattamento delle infezioni, il monitoraggio cardiaco fetale e il parto assistito, nel loro insieme, potrebbero strappare alla morte 1,3 milioni di bambini”.

“Il modo in cui vengono trattate le donne durante la gravidanza – spiega ancora l’Oms – è legato ai loro diritti sessuali e riproduttivi, che non sono garantiti allo stesso modo ovunque. In molte parti del mondo la pressione sociale può portare le donne a rimanere in cinte quando ancora non sono pronte fisicamente o psicologicamente. Ancora nel 2019, 200 milioni di donne non hanno accesso ai moderni contraccettivi. Quando rimangono in cinte, 30 milioni di donne non partoriscono presso presidi sanitari e 45 milioni ricevono cure prenatali inadeguate, se le ricevono, mettendo a rischio sia la madre che il bambino di andare incontro a complicanze o alla morte”.

“Mettere le donne al centro di un percorso di cura è vitale per un esito positivo della gravidanza. Gli aspetti biomedici e fisiologici devono inoltre essere accompagnati dal supporto sociale, culturale, emotivo e psicologico. Nonostante ciò – conclude l’Organizzazione mondiale perla sanità – molte donne, anche nei paesi più sviluppati dove sono disponibili le migliori procedure sanitarie, non ricevono cure adeguate dopo aver perso un bambino”

Quando si ha un’interruzione di gravidanza, quando si perde un bambino, quando si ha un aborto spontaneo, bisogna parlarne, solo in questo modo si può andare oltre il dolore.

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