Fecondazione eterologa: le nuove regole

Ago 24
Scritto da Annamaria avatar

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Chi non riesce ad avere un bebè, tenta con la fecondazione eterologa. Il ministero della Salute ha trasmesso alla Conferenza Stato-Regioni le nuove regole della fecondazione eterologa.

Nelle indicazioni per rendere omogenea sul territorio nazionale l’applicazione della fecondazione eterologa è stata definita l’età dei donatori di gameti, tra i 18 e i 40 anni per i maschi e tra 20 e 35 per le donne. E il numero massimo di nati per donatore, 10. Un limite stabilito per ridurre i rischi di unioni inconsapevoli tra consanguinei. E’ prevista però anche una deroga per le coppie che hanno già avuto un bambino con l’eterologa, perché possano avere fratelli biologici.

Le principali novità indicate dal ministero per la fecondazione eterologa:

1 Età dei donatori: tra 18 e 40 anni per gli uomini e tra 20 e 35 anni per le donne. Si tratta di limiti di età decisi in base a criteri di efficacia e sicurezza (aumentando l’età aumentano i fattori di rischio di tipo genetico e diminuisce la fertilità, soprattutto per le donne).

2 Numero massimo di nati per ogni donatore: dieci – per ridurre al minimo il rischio di unioni inconsapevoli fra consanguinei nati da eterologa – con deroga per quelle coppie che, avendo già avuto un bambino da eterologa, chiedono lo stesso donatore perché i nati siano comunque fratelli biologici.

3 Si stabilisce la procedura per la selezione del donatore, che prevede innanzitutto l’anamnesi sanitaria e medica del donatore, mediante un colloquio individuale e la compilazione di un questionario dedicato, a cura del medico responsabile della selezione; si procede poi con gli esami per patologie di tipo infettivo (esempio HIV e epatite), che prevedono una tempistica diversa nei prelievi di sangue per donatori di eterologa rispetto alla fecondazione omologa: nel primo caso si effettuano prelievi a ogni donazione, nel secondo si osservano tempi più lunghi.
Si procede poi allo screening per valutazione del rischio di patologie di tipo genetico: attraverso una consulenza genetica scritta, tenendo anche conto del contesto etnico del donatore, si possono prevedere ulteriori esami, incluso il cariotipo, per ridurre al minimo il rischio di trasmissione di specifiche patologie ereditarie. Al riguardo, nel regolamento viene fissato un criterio numerico per stabilire quando si puo’ parlare di “prevalenza” di una certa patologia nel contesto etnico del donatore. Tutti i donatori debbono comunque effettuare il test della fibrosi cistica. Se il donatore viene a sapere di avere una patologia ereditaria dopo aver effettuato la donazione, dovrà informare subito il centro presso cui ha effettuato la donazione.
E’ vietata la donazione di gameti fra parenti fino al quarto grado, per i quali c’è rischio maggiore di trasmissione di eventuali patologie genetiche.

4 La coppia che accede alla fecondazione eterologa, riceverà un’informazione completa sugli esami fatti dal donatore, nel rispetto della riservatezza della sua identità, ma dovrà anche essere consapevole che per quanto rigorosa, nessuna procedura di selezione del donatore potrà garantire l’assenza di patologie nel nascituro.

5 Come indicato dalle linee guida della L.40, questi criteri di selezione dovranno essere applicati anche a coloro che, sottoponendosi alla fecondazione assistita di tipo omologo, decidono di essere anche donatori (egg sharing o sperm sharing).

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