Parto indotto

Ago 06
Scritto da Annamaria avatar

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Quando si ricorre al parto indotto? Sono due i casi per cui si consiglia il parto indotto: quando sono state superate le due settimane dalla data presunta del parto; quando sono a rischio le condizioni di salute della mamma o del bambino.

Nel primo caso il parto viene indotto manualmente: le ostetriche stimolano la membrana uterina che provoca un aumento naturale di un ormone chiamato prostaglandina.
In assenza di risultati, si passa all’inserimento tramite siringa di un gel di prostaglandine sintetiche in fondo alla vagina.
L’operazione, che può essere eseguita per un massimo di quattro volte a distanza di sei ore, ottiene risultati già dopo il secondo o il terzo inserimento.

L’ossitocina, l’ormone del parto, stimola la contrazione delle membrane lisce dell’utero dando avvio al travaglio. Stimola pure le cellule dei dotti lattiferi delle mammelle, provocando una contrazione delle cellule muscolari e l’escrezione del latte.
Se la somministrazione di gel di prostaglandine non dà risultati, si passa alla somministrazione di una flebo di ossitocina in infusione continua, con un dosaggio che varia per ogni donna.Il bimbo nel pancione non soffre, diverso per la futura mamma a cui, di solito, viene anche praticata l’epidurale per alleviare il dolore provocato dall’induzione.
Di solito basta un ciclo di ossitocina per dare avvio al travaglio. Se non accade, o si tenta di nuovo o si sceglie, insieme al ginecologo, il cesareo.

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