Mamma licenziata

Mar 28
Scritto da Priscilla avatar

Ho letto qualche tempo fa con interesse il caso della manager che, tornata dopo la maternità, è stata “tradita dall’Azienda“, come dichiarava al Corriere.

Devo dire che la cosa mi intristisce molto, soprattutto perchè sono mamma anche io e so quanti sacrifici devono fare ogni giorno le donne che lavorano ed hanno bimbi. Ovviamente, rientra nel lavoro che considero duro anche quello di casalinga, ma obiettivamente quest’ultimo ha il vantaggio di non portare la mamma fisicamente lontana dai bimbi.

Come sottolineato anche in altri post, io ho “risolto” il problema con il telelavoro, che mi consente comunque di trascorrere molte ore con Passerotto, però obiettivamente il problema di districarsi tra le incombenze lavorative e quelle materne non è di semplice risoluzione. C’è anche da dire che, probabilmente, un colosso come Red Bull, rispetto all’amministratore della piccola azienda artigianale che con la crisi fa fatica a tirar avanti, ha decisamente più possibilità di applicare le regole sociali con più attenzione.

Perchè c’è pure il retro della medaglia: se per mantenere il lavoro della donna in maternità si finisce per dover licenziare magari una o piu’ altre persone, siamo poi sicuri che la politica sociale giovi alla comunità? Come sempre, purtroppo non esiste una verità unica. Lo dimostrano anche alcuni commenti all’articolo, come:
 
“[…]Basta coi buonismi: lo scopo delle aziende è fare profitto, perché altrimenti non si pagano né gli stipendi ai lavoratori né le tasse allo stato (con cui si finanziano i sistemi di protezione sociale). Lo scopo dell’azienda non fare del bene […]”
“[…] Cara Stefania, hai mai pensato, nei tuoi dieci anni lavorati a 1000 all’ora, a tutte le stagiste, cocopro, cococo, dipendenti con bollino di scadenza irrevocabile a 4 o 6 mesi che hai stritolato sul tuo cammino pretendendo lo stesso tuo impegno da chi era remunerato con la metà della metà della metà del tuo stipendio? Non credo proprio.[…]”
“[…] In questo Paese siamo bravi ad essere solidali con tutti, quando, per esserlo, non rischiamo nulla di nostro. […]”

Mi piacerebbe sapere se avete incontrato questo problema anche voi, lettrici di Go, Mamma!, e cosa pensate dell’assenza dal lavoro per maternità: diritto, opportunità o falsa coscienza sociale?

Tags: , , , , , , , , ,

2 commenti per “Mamma licenziata”

  1. avatar Mia says:

    Forse la cosa migliore sarebbe investire su degli asili gestiti all’interno delle stesse aziende, come accade in molti Paesi stranieri. Non credo che ci voglia poi così tanto dispendio di soldi ed energia, sicuramente costerebbe meno di una mamma costretta ad assentarsi per lungo tempo. Comunque è anche vero che spesso le aziende trovano mille scuse per licenziare o per non dare ai propri dipendenti nemmeno il minimo sindacale (poi ora c’hanno pure la crisi a cui appigliarsi, ma crisi o no, queste cose sono sempre successe). Io sono del parere che le donne che lavorano vanno tutelate tutte siano esse mamme oppure no. Perchè oggi la donna può scegliere di avere una carriera, è vero. Ma è anche vero che la maggior parte ha la necessità vitale di portare lo stipedio a fine mese. Non tutte hanno mariti con stipedi che permetterebbero loro di sceglire di rmanere a casa con i figli e i figli non si crescono certo con l’aria, servono i soldi! Come servono i soldi per pagare il mutuo, le bollette, mangiare e questi problemi ce li hanno tutti anche chi genitore non è… Insomma, forse per uscire dalla crisi davvero, bisognerebbe tutelare innanzitutto il lavoro della gente. Se la gente non lavora, non spede… e finisce nel baratro tutto…

  2. avatar vania says:

    Io ho proposto alla mia azienda il telelavoro.
    l’ho anche fatto x 1 mese ma poi siccome c’era gente che protestava me lo hanno tolto.
    Io ho dimostrato comunque di essere produttiva nonostante non fossi presente in azienda (anzi secondo me la produttività era aumentata).
    Ma l’azienda ha pensato bene di togliermelo e di non concederlo piu perchè altrimenti troppa gente (che ha un lavoro che NON si puo fare da casa mentre il mio si, essendo programmatore) protestava.
    Ecco questa è l’Italia.
    Grazie

Scrivi un commento