Sindrome feto-alcolica

Ogni anno sono 25mila i bambini che vengono al mondo con la sindrome feto-alcolica. Tutto ciò mi fa rimanere di stucco. Sì, perché la sindrome feto-alcolica è una delle più gravi patologie del feto causate dal consumo di alcol in gravidanza. Mi domando come possa essere possibile che una donna incinta possa consumare bevande alcoliche senza pensare al danno che causerà al bebè che porta in grembo. Eppure è proprio così: in Italia, una madre su 67 che beve alcolici mentre è in dolce attesa metterà al mondo un figlio con la sindrome feto-alcolica. In media, il 10% delle donne in attesa assume alcol, e nel nostro Paese, dove – ascoltate bene – si inizia a bere a 11 anni, si tocca la soglia del 50%.
I dati allucinanti messi sotto gli occhi di tutti dalla Confederazione italiana pedriatri del Lazio devono davvero farci riflettere. “Il feto non metabolizza l’alcol, dunque l’esposizione prenatale a questa sostanza – spiega Maria Pia Graziani, pediatra di libera scelta e responsabile del Comitato scientifico Cipe del Lazio – può provocare patologie congenite molto gravi, ma anche disfunzioni che si possono manifestare nell’arco di tutta la vita. Gli allarmanti dati epidemiologici che abbiamo a disposizione ci obbligano ad un’azione tempestiva e capillare di informazione delle famiglie nonché di formazione rivolta a tutti i medici (tra cui pediatri, ginecologi, medici generici, neuropsichiatri) che hanno un ruolo fondamentale nella prevenzione e nella diagnosi precoce, oltre che per la cura”.
“In questa direzione, stiamo lavorando a stretto contatto con il Crarl, ovvero il Centro di riferimento alcologico della Regione Lazio. E’ fondamentale – aggiunge la Graziani – far comprendere la rilevanza sociale delle patologie alcol-correlate, peraltro facilmente prevedibili e prevenibili. La Fas si può manifestare con disfunzioni di tipo morfologico, ad esempio sul volto, in forme più o meno evidenti, ma anche con deficit di attenzione e di apprendimento, iperattività, problemi comportamentali fino a malattie mentali con gravi conseguenze a lungo termine. Eppure ci troviamo al cospetto di una sindrome poco pubblicizzata: nel Lazio, nel corso del 2018, è stato dedicato alla sindrome feto-alcolica un solo convegno su 1.834 eventi di pediatria accreditati. A questo si aggiunge la sostanziale sottovalutazione dei rischi del consumo di alcol in gravidanza nei cittadini”.
“Sono certa – conclude Maria Pia Graziani – che la diffusione di una approfondita conoscenza della sindrome, unita all’esatta integrazione nonché organizzazione delle varie figure specialistiche implicate in questa patologia, siano in grado di modificare in maniera sostanziale i profili della morbilità e delle sue complicanze, permettendo a migliaia di bambini, ogni anno, di nascere sani e senza danni da alcol”.
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