Bambini: dipendenza digitale

Come sconfiggere la dipendenza digitale nei bambini, sempre più ‘catturati’ dai dispositivi e quindi con lo sguardo fisso su uno schermo? Un libro di una giornalista e scrittrice canadese ci aiuta.

Katherine Johnson Martinko ha scritto “Bimbi off line. Consigli pratici per tenere i bambini lontani dagli schermi” di Terranuova editore. Il Fatto Quotidiano parla di questo libro e di come dia utili consigli sulla dipendenza digitale dei bambini e come annientarla in qualche modo.
“Nel libro ci sono tantissimi consigli, divisi per fasce di età. Si parte dal non esporre mai i bambini a qualsiasi schermo sotto i due anni a spegnere la tv quando il bambino piccolo è nella stanza. Sempre per i più piccoli, il suggerimento è di farli giocare con sabbia, erba, pietre lisce, pezzetti di legno, neve, terra o giocattoli privi di batterie. Fondamentale dargli tanti libri illustrati e leggerglieli, anche ripetendo più volte lo stesso”, si legge.
“Per i più grandi, l’autrice suggerisce di riempire la casa e il giardino di oggetti per giocare, dal cesto di basket allo skateboard, dalla bicicletta, alle corde. E poi Lego, macchinine, case delle bambole, pupazzi, giochi in scatola, costumi per travestirsi, cuscini e coperte. Una buona idea può essere quella di occupare i pomeriggi con attività sportive e musicali, senza però sovraccaricare le loro giornate”.
“L’autrice dà altri numerosi suggerimenti: si può comprare un Light Phone, una specie di telefono che manda messaggi e ha il Bluetooth ma non social media e internet. All’idea che il cellulare sia fondamentale per chiamare casa in caso di ritardi, l’esperta risponde che si può insegnare ai bambini a chiedere ad adulti per strada di poter usare il telefono se devono comunicare. Un’altra buona pratica è tenere in casa solo il computer, rendendolo l’unico dispositivo al quale poter accedere anche per seguire gli amici sui social network, ma non in maniera ossessiva come lo smartphone”.
“Per chi invece ha deciso di dare il cellulare al proprio figlio, viene suggerita l’installazione del parental control ma non di nascosto: ‘Spiegate a vostro figlio cosa state facendo e perché’. Altra buona idea: meglio usare, e far usare ai propri figli, piattaforme dove i post scompaiono, come le storie sulle varie app, piuttosto che quelli che restano per sempre”.
“Ma più importante di tutto, sottolinea l’autrice, è sviluppare al massimo l’autonomia dei ragazzi, concedere loro più libertà possibile, spingerli a prendere la patente, usare i mezzi pubblici: ciò consentirà loro di poter fare tante cose diverse senza essere chiusi in casa. ‘Serve trovare un equilibrio tra la riduzione al minimo dell’esposizione agli schermi e la valorizzazione massima delle relazioni sociali’, scrive. Meglio mettere da parte i timori che possa accadere qualcosa ed evitare anche tracciamenti e geolocalizzazione sfinenti con app o chiamate continue”.
“La giornalista consiglia di fare un ‘tech shabbat’, un giorno completamente privo di collegamenti ai vari dispositivi. Sicuramente utile, anche, parlare con gli insegnanti, spiegando le proprie preoccupazioni e il desiderio che il proprio figlio/a non faccia attività legate ai tablet, specie se piccolo/a. Insomma, l’obiettivo di fondo è quello di abbandonare la paura dell’essere esclusi o FOMO (Fear of Missing Out), adottando l’idea del JOMO (Joy Of Missing Out), la gioia di essere ‘esclusi’”.
“Quando l’uso degli schermi è ridotto al minimo, e considerato come strumento utile, “la vita è qualcosa che può accadere, energia che prende la forma dell’avventura e del desiderio di sapere, della presenza fisica e del gioco, di connessioni e legami familiari profondi”, conclude l’autrice”.
Sessualità da genitori

La sessualità cambia da genitori. Per far sì che la passione non si affievolisca e vada via via scomparendo, si possono mettere in pratica alcune strategie. Emmanuele A. Jannini, professore di Endocrinologia e Sessuologia Medica all’Università di Roma Tor Vergata, a Today dà dei consigli.
Il presidente dell’Accademia Italiana della Salute della Coppia sulla sessualità da genitori è molto pratico. Per far sì che tutto non si disgreghi dice: “Perché la dimensione di intimità possa somigliare molto a quella precedente, si devono mettere in atto due strategie fondamentali. Una di tipo preventivo. Un’altra di tipo terapeutico. Quella di tipo preventivo consiste nel fare sesso durante tutta la gravidanza fino a un’ora prima delle doglie. Se non ci sono minacce d’aborto o rare condizioni a rischio che il ginecologo esperto saprà riconoscere. Questo è un modo molto intelligente, molto giusto, molto adatto per conservare quel meccanismo di intimità che altrimenti la coppia perderebbe per 9 mesi e oltre, considerando il puerperio. E’ molto più facile che le cose vadano bene dopo il parto se si è prevenuto il distacco”.
“La terapia, invece, consiste nel collocare il papà e la mamma sullo stesso piano nei confronti del figlio, in un triangolo amoroso dove i genitori amano il figlio prima di tutto come genitori, come coppia, e poi come singoli. Una sorta di processo mentale che faccia capire che non ci deve essere un rapporto esclusivo mamma-figlio o papà-figlio ma genitori-figlio. Un lavoro difficile soprattutto per la mamma che tende ad avere molto facilmente un rapporto privilegiato con il figlio, ma che deve imparare a collocarsi in una posizione paritaria con l’altro membro della coppia”, aggiunge.
E continua: “Questo lavoro di astrazione mentale è estremamente importante per la coppia ma ancor più per il figlio stesso. Così impara il prima possibile ad essere un’entità altra che ha di fronte a sé un’unità d’amore costituita da due genitori. Il figlio sarà più sano dal punto di vista emotivo, sentimentale, e in futuro anche sessuale, quanto più avrà compreso di avere di fronte a sé una coppia, non un papà e una mamma”.
“Dal piano cognitivo passiamo al piano pratico. Ove sia possibile, la rimozione della culla dal talamo è la cosa da fare il più precocemente possibile. Prima avviene, meglio è. Dopo i primi tre mesi è raccomandato spostare la culla dalla camera da letto, quando il bambino ancora non è nelle condizioni di poter protestare. E’ un passo importante da compiere sia per il bambino, che dopo un po’ di spavento imparerà a dormire da solo, sia per la coppia. Il bambino deve capire, ancora prima di poter capire, di essere una terza persona. E non un simbionte della madre, ma, appunto, un figlio. Studi dimostrano che questo passaggio facilita nel bimbo, soprattutto se è maschio, il suo sviluppo psico-sessuale”, precisa ancora, sempre in riferimento alla sessualità da genitori.
Impatto infuencer sull’alimentazione giovani

L’impatto degli influencer sull’alimentazione dei giovani pare devastante. Da una ricerca appare evidente che 3 su 4 dei ragazzi aspira un corpo come quello dei loro idoli. La metà di questi cambia dieta pur di raggiungere l’obiettivo.

La ricerca, condotta da Skuola.net con l’Associazione Nazionale Di.Te. (Dipendenze tecnologiche, Gap, Cyberbullismo) su un campione di 1.668 ragazze e ragazzi tra i 9 e i 24 anni mette in evidenza quanto l’impatto degli influencer possa essere dannoso. Sull’alimentazione dei giovani provoca un vero uragano.
Open scrive: “Secondo lo studio, più di 3 ragazzi su 4 tendono a confrontare il proprio corpo con i modelli di bellezza proposti dai social, in particolare dagli influencer. Tuttavia, questa costante esposizione a corpi ‘perfetti’, spesso idealizzati e filtrati, ha una serie di conseguenze. Quasi la metà degli intervistati (46%) ha cambiato la propria dieta nel tentativo di raggiungere standard di bellezza proposti online. Il 45%, inoltre, ha comprato prodotti per la bellezza e la forma fisica pubblicizzati sui social. Dietro questi numeri, si cela un problema più profondo: un rapporto malsano e disfunzionale con il proprio corpo e una crescente insicurezza che porta molti giovani a evitare occasioni sociali”.
E ancora: “Il 40% degli intervistati ha confessato di aver evitato eventi pubblici perché si sentiva a disagio con il proprio aspetto fisico. Questa percezione negativa del corpo peggiora con l’età. Mentre il 31% dei ragazzi tra i 9 e i 14 anni ammette di aver evitato uscite per insicurezze legate all’aspetto, la percentuale sale al 43% tra i 15 e i 19 anni, fino a toccare il 60% tra i 20 e i 24 anni. Questo disagio è amplificato dall’uso dei social, dove il 27% dei giovani non è mai soddisfatto di come appare nelle foto che pubblica. E il 34% evita del tutto di condividere immagini per paura del giudizio degli altri”.
La situazione che emerge è terrificante. L’impatto degli influencer sull’alimentazione dei giovani crea sfaceli. Noi adulti siamo i primo che dobbiamo insegnare ai nostri figli che l’apparenza inganna e che la bellezza sta nell’imperfezione.
Decluttering

C’è chi lo chiama, anche in Italia questa figura si sta facendo strada, ossia l’esperto di decluttering, che ti libera la casa del di più. Il termine, del resto, deriva dal verbo inglese to declutter e significa “mettere in ordine”.

Come fare il decluttering tra le nostre quattro mura. Sonia Weiser, svolge proprio questa professione, regala qualche consiglio utilissimo soprattutto ha famiglia e accumula non solo suoi oggetti, ma pure quelli legati ai bambini, che però crescono… “Ogni situazione individuale ha bisogno di una serie di linee guida personalizzate, non solo per tenere sotto controllo la roba in sé, ma anche per assecondare le idiosincrasie di ognuno. I nostri cervelli funzionano tutti in modo diverso, ciò che ha senso per alcuni di noi può non venire in mente ad altri”, dice a Business Insider la declutter.
Tra i consigli di Sonia, uno su tutti: “Non acquistate montagne di contenitori e organizer. E’ inutile comprare queste cose, altrimenti verrete sommersi da contenitori che magari poi non serviranno a nulla”. “Affrontate prima gli armadi e i cassetti – continua – Avrete sicuramente uno o più “cassetti delle cianfrusaglie”. Analizzare gli oggetti pezzo per pezzo: “Divideteli in base a ciò che volete tenere, a ciò che volete donare e a ciò che volete buttare. Se volete donarlo, mettetelo in un sacchetto. Se volete cestinarlo, gettatelo immediatamente nella spazzatura. Se volete tenerlo, rimettetelo a posto”. E conclude: “Quando avrete finito, scoprirete quanto spazio avete già a disposizione. Vedete? Non vi servivano tutte quelle scatole!”.
Col decluttering non bisogna essere troppo sentimentali o nostalgici: “Una buona parte di ciò che faccio per le persone è insistere finché non riconoscono che non hanno bisogno di tenere tutto ciò che un tempo aveva un significato”. Biglietti di auguri, lavoretti dei bimbi, ridurre tutto al minimo e, se si butta, ma ci si tiene, fotografarlo.
“E’ incredibile la quantità di imballaggi e manuali di elettrodomestici ed elettronica che ho visto: buttate tutto. Per quanto riguarda i manuali verificate se sono presenti sul sito web dell’azienda e scaricate i PDF in una cartella del vostro computer. Se non si trovano online, fotografate le istruzioni che vi servono e sbarazzatevi della copia cartacea”.
Poi sui vestiti, quelli che si conservano per anni e anni: “Levateli, dateli a qualcuno a cui possono servire e tenete solo quello che vi sta bene ora, conservare vestiti di misure minori raramente giova alla vostra psiche”.
Torta castagne e cioccolato

Come si suol dire, addolciamo l’autunno. Soprattutto se il tempo rimane così piovoso: quest’anno il clima estivo ci ha salutato presto, ahimè. Ma possiamo far gioire i piccini, immalinconiti dai ritmi scolastici, tra impegni extra, ore in aula e compiti, con un bel dolce. La torta castagne e cioccolato può fare al caso loro. Come si prepara?
Per fare la torta castagne e cioccolato in casa occorre avere:
50 grammi di Farina
50 grammi di Zucchero di canna
50 grammi di Burro
40 grammi di Castagne lessate
40 grammi di Marmellata di rosa canina
25 grammi di Cioccolato
2 Tuorli di uova
1 Albume di uova
1 cucchiaio di Latte
Sale
Burro e farina per lo stampo
Non è affatto complicato. Iniziamo sbriciolando le castagne. Poi grattugiamo il cioccolato. In una ciotola capiente lavoriamo a lungo lo zucchero con il burro, uniamo quindi i due tuorli di uova, la farina, un cucchiaio di latte, le castagne, il cioccolato. Infine montiamo a neve l’albume con un pizzico di sale e aggiungiamolo.
Mescoliamo con grande delicatezza l’impasto, quando sarà tutto ben amalgamato, versiamolo in uno stampo, non dimenticando, però, di averlo unto di burro e infarinato in precedenza, per evitare che il dolce si attacchi. Inforniamo a 175 °C per circa mezz’ora. Se non siamo sicuri della cottura, facciamo la classica prova stecchino. La torta castagne e cioccolato sarà pronta: l’ultimo tocco sarà una spennellatela con la marmellata di rosa canina, poi potremo servirla.
Durare come coppia

Quando si pensa a un bambino, si deve anche capire come durare come coppia. La psicologa Nicole LaPera, molto conosciuta sui social, regala i suoi consigli in merito. Per lei ci sono sette comportamenti sani che aiutano a durare come coppia.

Cosa fare, quali azioni mettere in pratica per durare come coppia? L’esperta è chiara: accettare l’altra persona con pregi e difetti, senza volerla per forza cambiare. Prima ancora accettare se stessi, avere un buon rapporto con il proprio io dà una mano ad accettare l’altro.
Il secondo consiglio della psicologa è attraversare insieme i momenti ‘no’. Le difficoltà capitano a tutti in un rapporto, se si riesce a superarle uniti, si può andare sicuramente lontani. Terza ‘dritta’: essere amici. Conservare il dialogo, il confronto, le confidenze. Non isolarsi mai insomma.
Per LaPera in un legame a due, per non arrivare alla rotytura, andrebbero coinvolti il meno possibile i parenti di entrambi. I problemi rimangono confinati tra la coppia, anche perché si potrebbero creare scontri inutili in questo modo. Capitolo Liti: capitano a tutti, ma devono essere costruttive, senza lasciare rabbia e frustrazione, che porta alla fine dell’amore. Aprirsi è un’altra chiave: esternare, ma sempre per venirsi incontro e non per spezzare la relazione. E poi, per concludere, prendere le peculiarità dell’altro, come cose da apprezzare e non criticare. Questo, forse, è l’atto d’amore più complicato. Voi che ne pensate?
Post gravidanza: allenamento record

Si è trattato di un allenamento record. Izabela Simonsson, 31enne di Copenhagen, ha dato alla luce la figlia il 5 giugno 2023. Ha documentato il suo workout col pancione. Ha proseguito a sollevare i pesi, cosi da arrivare più in fretta alla forma top nel post gravidanza e c’è riuscita. Ha perso 11 chili in pochissimo tempo.

“Dopo quattro mesi mi sentivo più magra che mai”, ha detto al Daily Mail a proposito del suo allenamento record durante e nel post gravidanza. Per perdere il peso accumulato durante la gestazione, 11 chilogrammi, ci ha messo meno di 80 giorni.
“Ci sono così tanti vantaggi – ha spiegato Izabela al Daily Mail –. Ho letto un sacco di libri sulla questione. Affermavano che è benefico per il bambino se la mamma è sana”. Non ha sovraccaricato la sua routine dedicata al fitness. Dopo il parto ha aspettato 8 settimane per la palestra, ma ha comunque fatto passeggiate, tenendosi comunque in forma.
“C’è un malinteso da parte dei medici che dicono che dovremmo semplicemente stare a letto – ha raccontato ancora al Daily Mail –. Ho affrontato la gravidanza con il fitness. Mentalmente pensavo: ‘Oh no, prenderò trenta chili e ci vorrà un anno per tornare in forma’, sembrava impossibile da evitare. E’ stato un po’ come dimostrare che i dottori si sbagliavano”. A chi l’ha criticata per l’allenamento record nel post gravidanza, ha replicato: “La gente pensa che non sia normale tornare in forma così in fretta crede che sia una cosa negativa. Io, invece, ho pensato di restare in salute per il bene di mia figlia”. Non si ritiene ossessionata dal suo peso, voi che ne pensate?
Quello che gli uomini non dicono…

Stavolta parliamo di loro: nostri partner o amici. E lo facciamo perché la Giornata del Benessere Sessuale è ovvio che li comprenda. Anche pensando a noi donne e chi tra noi desidera una gravidanza. Nella coppia l’intimità deve essere appagante. Non solo ‘finalizzata a’. Tutto quello che gli uomini non dicono è emerso da una ricerca dell’Università di Pavia. I problemi sessuali per i maschi italici rimangono spesso un vero e inossidabile tabù.

L’Università di Pavia e la Società italiana di andrologia e medicina della sessualità, sulla base delle ricerche dell’Osservatorio “Occupiamoci di Uomini – La salute sessuale maschile fra tabù e disinformazione”, danno una serie di consigli su quello che gli uomini non dicono.
Non è bene focalizzarsi su quello che gli uomini non dicono. E’ bene mettere sotto gli occhi di chi c’è vicino a noi strategie per vivere meglio sotto le lenzuola.
La patologia sessuale non ha età.
Dalla ricerca è emerso che gli uomini italiani ricorrono alle cure mediche per la salute genitale e sessuale solo in caso di necessità e spesso in età avanzata. I medici specialisti sottolineano l’essenzialità di verificare periodicamente il proprio benessere con controlli accurati, come visite regolari dall’andrologo, così come accade con il ginecologo per le donne, già in età puberale.
Parlare con un medico di fiducia
Un rapporto aperto e continuo con un medico di fiducia aiuta in caso di necessità ad affrontare tempestivamente la situazione: a partire da piccoli suggerimenti farmacologici con rimedi topici sino alle analisi e terapie più complesse – in caso di patologie cardio vascolari o sindrome metabolica, ad esempio – sapere sempre che cosa accade al proprio corpo avvantaggia nel caso di diagnosi precoce. La prevenzione oggi è una questione urgente per la salute sessuale maschile.
Giovani ed educazione sessuale
Le giovani generazioni sono esposte a contenuti espliciti gratuiti senza filtri. Il consumo di materiale pornografico inizia già dalla giovanissima età. Quindi, l’apertura verso la sessualità inizia dalla propria famiglia e dagli affetti: c’è l’urgenza di fornire strumenti già ai giovani pre-adolescenti per chiarire la differenza emotiva fra relazione reale e finzione pornografica. Più in generale di affrontare la conoscenza del proprio corpo e di quello dell’altro per avere rispetto di entrambi.
Adulti e dialogo con il partner
Per le generazioni più adulte è fondamentale l’apertura con il partner. Soprattutto nel caso si manifestino primi segnali di disfunzione erettile o eiaculazione precoce, riuscire spiegare lo stato d’animo a una persona di fiducia, coinvolta sentimentalmente, aiuta a non isolarsi a non sentirsi incompresi e quindi a non sentirsi frustrati innescando un circolo vizioso di silenzio e negazione.
“Confronto” tra maschi
Dalle interviste con i sociologi è emerso che ancora gli uomini non condividono all’interno del gruppo le proprie debolezze per un freno culturale, che penalizza chi si mostra debole e vulnerabile in termini sessuali. Questo silenzio può avere conseguenze significative sulla salute sessuale, impedendo il riconoscimento precoce di problemi e limitando l’accesso a soluzioni efficaci.
Attenzione ai rimedi ‘miracolosi’
La globalizzazione digitale offre tante opportunità. Ma porta anche molti rischi. Quando si parla di dispositivi medici, farmaci, cosmetici, è bene affidarsi al medico e al farmacista per scegliere il prodotto più corretto, in base alle proprie esigenze, e per effettuare l’acquisto tramite canali tradizionali e online sicuri e conosciuti. Il benessere sessuale significa anche curarsi con consapevolezza, senza credere nei miracoli.