Lettura ad alta voce durante Kangaroo Care

Durante la Kangaroo Care la lettura ad alta voce aiuta i neonati prematuri a migliorare lo sviluppo neurologico.

I neonati prematuri, soprattutto se nati a età gestazionali estremamente o molto basse, sono soggetti a rischio di neurosviluppo atipico, non solo per gli aspetti motori e sensoriali, ma anche per quelli cognitivi, comportamentali e sociali. L’esposizione precoce all’ambiente extrauterino, le procedure stressanti e dolorose e la separazione dalla madre impattano fortemente, infatti, pur in assenza di lesioni cerebrali documentate, sullo sviluppo cerebrale, potendo causare anche disturbi dell’udito e deficit del linguaggio.
Il neonato è in grado di distinguere precocemente, già in utero, attraverso l’intonazione e la prosodia, la voce materna. Questo canale privilegiato di relazione viene bruscamente modificato ed interrotto dalla nascita pretermine, in quanto il neonato passa dall’ambiente uterino, in cui è esposto a suoni a bassa frequenza e vocalizzazioni trasmesse ed attenuate, a quello della Terapia Intensiva Neonatale (TIN), caratterizzato da suoni ad alta frequenza, intensi e non attenuati, che raramente si mantengono sotto i 45 dB raccomandati.
Alcuni studi suggeriscono che, a causa della commistione di voci umane e di rumori elettronici dell’ambiente, solo il 2-5% dei suoni presenti in TIN corrispondono ad un linguaggio identificabile dal neonato, per di più in genere non diretto specificatamente a lui, contribuendo così alla potenziale alterazione di neuro-sviluppo della prematurità, con disordini da deficit di attenzione e anomalie delle capacità comunicative precoci.
In occasione della Giornata Mondiale dell’Udito, che si celebra il 3 marzo, la Società Italiana di Neonatologia (SIN) promuove la lettura ad alta voce durante la Kangaroo Care in TIN per supportare il corretto sviluppo neurologico e sensoriale del neonato.
Il claim indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) quest’anno è “Cambiare la mentalità: responsabilizzatevi per rendere la cura dell’orecchio e dell’udito una realtà per tutti!”. È fondamentale adottare tutte le misure possibili per diffondere l’importanza della salute dell’orecchio e dell’udito per il futuro.
“La nascita prematura ed il ricovero in TIN interrompono la funzione di filtro esercitata dal grembo materno ed espongono il neonato ad una eccessiva stimolazione uditiva negativa”, afferma il presidente della SIN, prof. Massimo Agosti. “Il neonato si trova in un periodo di estrema vulnerabilità e per questo promuoviamo la cura del neurosviluppo, personalizzata e centrata sul neonato e sulla sua famiglia, per la neuroprotezione del cervello, non solo attraverso la riduzione dello stress del neonato (mediante il contenimento dell’esposizione al rumore e la protezione del sonno), ma soprattutto incentivando il suo sviluppo e la relazione con i genitori. Il neonato è un essere “hi touch”, cioè sensibile a stimoli sensoriali e affettivi a elevato contatto. Leggere in TIN è terapeutico, per il bambino, ma anche per i genitori!”.
Gli studi che evidenziano l’importanza dell’esposizione al linguaggio diretto al neonato dimostrano, infatti, che l’esposizione alle parole umane in TIN aumenta i vocalizzi già a partire dalla 32a settimana di gestazione; aumenta la stabilità neurovegetativa neonatale (frequenza cardiaca e respiratoria, livelli di ossigenazione), migliora la tolleranza alimentare e l’ansia parentale.
La lettura ad alta voce da parte dei genitori durante la Kangaroo Care rivela, quindi, una sicura strategia di intervento multisensoriale in Neonatologia ed in TIN, consentendo ai nati pretermine di progredire adeguatamente lungo la traiettoria di sviluppo.
Quotidianamente, sia durante la degenza in TIN, ma anche una volta a casa, i genitori dovrebbero leggere ai propri figli, per consentire loro il riconoscimento precoce della propria voce e altri input sensoriali provenienti dal contatto fisico, sensazioni olfattive e vestibolari che arricchiscono il messaggio uditivo.
Diversi studi hanno rilevato che l’Early Vocal Contact, il contatto vocale precoce inteso come canto o lettura ad alta voce offerto direttamente dai genitori, sembra avere effetti positivi sullo sviluppo uditivo ed emotivo dei neonati, oltre a migliorare le loro prestazioni neurologiche, grazie alla plasticità cerebrale basata sull’esperienza dei suoni materni. Questi effetti positivi si amplificano e vengono ulteriormente potenziati quando tali pratiche sono integrate con il contatto pelle a pelle (Kangaroo Care). La voce e il canto materno, inoltre, offrono un intervento non farmacologico per mitigare lo stress da dolore durante le procedure di cura.
L’ipoacusia o sordità congenita è la seconda causa di disabilità dello sviluppo a livello mondiale e la sua incidenza è rimasta costante negli anni, nonostante i progressi della neonatologia. È una patologia che colpisce, ancora oggi, 1-2 neonati su mille e in alcune categorie di bambini, come i neonati ricoverati in Terapia Intensiva Neonatale e quelli con familiarità per ipoacusia infantile, la prevalenza può essere 10-20 volte maggiore.
“Il Gruppo di Studio Organi di Senso della SIN è sempre attento nel promuovere le tematiche di protezione dell’udito in collaborazione con gli altri Gruppi di Studio per gli aspetti relativi all’esposizione a fattori potenzialmente tossici, quali i farmaci e le stimolazioni neurosensoriali non controllate”, conclude la dott.ssa Gabriella Araimo, Segretaria del Gruppo di Studio Organi di Senso della SIN.
Finestre di veglia bambini

Si regolano autonomamente. Le finestre di veglia dei bambini sono i momenti che i piccoli trascorrono svegli. Noi genitori non dobbiamo modificare le loro abitudini, spesso sbagliamo. “Alla nascita il bambino ha ancora il ritmo fetale, dorme a lungo, già a tre mesi avrà nel suo corpo il livello di melatonina di un adulto”, chiarisce a Fanpage il dottor Oliviero Bruni.
Esperto in medicina del sonno e neuropsichiatra infantile azienda Ospedaliera Sant’Andrea all’Università Sapienza di Roma, chiarisce: “Le finestre di veglia sono un termine che è stato coniato per definire il ritmo circadiano del bambino, che cambia con la crescita. Il bambino, soprattutto nel primo mese di vita mantiene il ritmo della vita fetale, il basic rest activity cycle. Esattamente come quando è nella pancia della mamma, per il primo mese di vita il bimbo ha 3-4 ore di immobilità che possiamo definire sonno, e un periodo che varia da 30 minuti ad un’ora di attività”.
“Dal primo al terzo mese di vita cambiano i ritmi sonno-veglia del bambino, perché il suo corpo inizia a produrre autonomamente la melatonina, che poi si stabilizza, raggiungendo i livelli che ha nell’adulto”, dice l’esperto. “In questo periodo si strutturano le fasi del sonno. E diventano relativamente simili a quelle dell’adulto. Le finestre di veglia si allungano naturalmente, passando da trenta minuti a novanta minuti”, precisa ancora..
Le ore di sonno di tutti i bambini non sono uguali ovviamente. “Sicuramente con la crescita le finestre di veglia si allungano. Nel senso che le ore di veglia aumentano nelle ore diurne e diminuiscono in quelle notturne, consentendo al bambino di avere un sonno più continuativo”, dice Bruni. I genitori devono rispettare le finestre di veglia dei loro bambini in funzione dei sonnellini: “Se un bambino non dorme o salta un sonnellino, la sua finestra di veglia si allunga. E saltando il sonno del pomeriggio può essere più irritabile e nervoso. E di conseguenza avere un sonno instabile e alterato anche nel corso della notte”.
“Le finestre di veglia si allungano attorno ai sei mesi. Quando il sonno viene portato nelle ore notturne, diventando molto più continuativo da lì in avanti. Successivamente attorno ad un anno di età iniziano a instaurarsi i sonnellini diurni per i bambin. Uno mattutino e uno pomeridiano. Con la crescita si manterrà solo quello del pomeriggio. A mio avviso un concetto che non esiste sono i power nap, far dormire i bimbi nel tardo pomeriggio. Perché poi si addormentino più tardi nella notte”, sottolinea il medico.
Decalogo per viaggiare con neonati

Con l’arrivo della stagione estiva e con l’inizio delle tanto sospirate vacanze, la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (Sipps) fornisce una serie di raccomandazioni per garantire un viaggio sicuro e sereno con neonati e bambini di pochi mesi. Ecco quindi il decalogo per viaggiare con neonati e bimbi piccoli.

Sono regole semplici da seguire quelle del decalogo per viaggiare con neonati, ma utilissime. A noi mamme e papà danno una grandissima mano.
E’ tempo di vacanze, non abbiate paura. Grazie al decalogo SIPPS per viaggiare con neonati la serenità non verrà mai a mancare
– 1. È possibile viaggiare con un neonato?
“Sì, è possibile viaggiare con un neonato – risponde il presidente della Sipps, Giuseppe Di Mauro – purché si garantiscano le condizioni di comfort necessarie. Tuttavia, è preferibile differire il viaggio dopo i primi dieci giorni di vita, un periodo in cui alcune condizioni come l’avvio dell’allattamento, il calo ponderale o un eventuale ittero devono essere monitorate con il supporto del pediatra di fiducia. Per i neonati prematuri, è necessaria una valutazione pediatrica prima della partenza”.
– 2. Consigli per un viaggio in automobile.
“I neonati possono viaggiare in auto – precisa la professoressa Susanna Esposito, direttrice della Clinica Pediatrica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma e presidente della Sipps Emilia-Romagna – se sono garantite condizioni climatiche favorevoli all’interno dell’abitacolo. È meglio viaggiare nelle ore più temperate della giornata e posizionare l’auto all’ombra. Prevedere una sosta ogni due ore circa e ogni volta che il piccolo deve essere alimentato. Non lasciare mai il neonato solo in auto, poiché la temperatura interna potrebbe raggiungere livelli elevati, causando disidratazione”.
– 3. Uso dell’aria condizionata in macchina.
Gli esperti della Sipps invitano a non abusare dell’aria condizionata. Mantenerla a temperature non molto inferiori a quelle esterne, mai sotto i 22-23 gradi.
– 4. Sicurezza del seggiolino in auto.
Il neonato deve essere alloggiato nel seggiolino conforme alla normativa europea (ECE R44/03 o ECE R44/04), fissato correttamente al sedile. Fino ai 9 chili di peso, il seggiolino deve essere installato in senso contrario alla marcia. Il posto più sicuro è il sedile centrale posteriore. Se l’auto ha l’airbag anteriore, il seggiolino deve essere posto obbligatoriamente sul sedile posteriore. È vietato tenere i bambini in braccio.
– 5. Vantaggi del treno rispetto all’auto.
Il treno è una soluzione comoda poiché offre più spazio per muoversi e collocare il passeggino o l’ovetto, anche se il neonato viaggia in braccio alla mamma.
– 6. Viaggio in aereo.
Se necessario, il neonato può viaggiare in aereo, ma potrebbe essere sottoposto a stress dovuto a sbalzi di temperatura, pressione, luce e rumori. Dare al neonato qualcosa da mangiare o un succhiotto durante decollo e atterraggio può alleviare i disagi dovuti ai cambiamenti di pressione.
– 7. Assunzione di liquidi durante il volo.
È raccomandabile assicurare al neonato un’adeguata assunzione di liquidi, preferibilmente latte materno o, se non possibile, latte artificiale, poiché i neonati sono più soggetti alla disidratazione.
– 8. Vaccinazioni e viaggi.
Per i neonati non ancora vaccinati, è raccomandabile differire il viaggio di qualche mese, per completare il ciclo vaccinale del primo anno di vita e programmare le vaccinazioni necessarie per il luogo di destinazione.
– 9. Effetti del fuso orario.
Il cambiamento del fuso orario può causare sintomi di Jet Lag, come alterazioni del sonno e malessere generale. I bambini tendono a sopportare meglio questi cambiamenti, ma è importante regolare le ore di sonno e dei pasti subito dopo l’arrivo e, se possibile, già nei due giorni precedenti la partenza.
– 10. Consigli generali per lunghi viaggi.
Durante lunghi viaggi in auto, aereo, treno o bus- concludono i pediatri della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale- è consigliabile distrarre i bambini con i loro libri e giocattoli preferiti. Portare sempre il necessario per la toilette, cibo e bevande per mantenerli puliti e nutriti.
Regali di Natale bambini piccoli

Le festività si avvicinano sempre maggiormente. Si pensa a cosa donare ai nostri cari. Quali sono i regali di Natale più adatti ai bambini piccoli? Devono riuscire a catturare l’’attenzione dei bebè e alimentare la loro creatività, soprattutto.

Scegliere tra i giocattoli può essere molto divertente e il web, con le sue recensioni, ci aiuta moltissimo. Navigando si possono scoprire novità di cui non sapevamo nulla, avere idee e capire quale scegliere. I regali di Natale per i bambini più piccoli è importante che stimolino pure l’apprendimento mentre intrattengono i piccolini.
Le caratteristiche fondamentali dei regali di Natale per i bambini piccoli sono comunque semplici: i giochi devono assolutamente essere realizzati con materiali resistenti e sicuri. Devono avere un design accattivante, con colori vivaci, che colpiscano immediatamente. I giocattoli in questione devono anche servire a coadiuvare lo sviluppo cognitivo e motorio. L’aspetto didattico non va assolutamente sottovalutato, anzi.
Dai 0 ai 3 mesi ci sono cuscini fatti apposta per i neonati, quelli che suonano con melodie rilassanti, ma dotati di massaggiagengive, sonaglietti, realizzato con materiali che stimolino il tatto. Sono tutti lavabili in lavatrice, perché l’igiene è importantissima. Si possono scegliere anche i libri d stoffa sensoriali o pupazzi sempre volti alla stimolazione tattile, ma pure i mattoncini morbidi in gomma, per stimolare concentrazione e destrezza.
Dai 9 mesi in su ci sono i laptop che simulano i veri computer, con effetti luminosi, suoni informatici, specchio, per attività educative e interattive e tantissimi altri. Basterà tenere a mente cosa deve avere un dono in sé per optare per uno o per l’altro e farli così felici sotto l’albero la mattina del 25, dove i bimbi troveranno pure quelli portati da Babbo Natale…
Resistenza antimicrobica

Nelle TIN sono i farmaci più utilizzati, l’antibiotico-resistenza può diventare un grande problema. Per i neonatologi l’uso va controllato e razionalizzato. La resistenza antimicrobica (AMR) si verifica quando batteri, virus, funghi e parassiti non rispondono più agli agenti antimicrobici. A causa della resistenza ai farmaci, gli antibiotici e gli altri agenti antimicrobici diventano inefficaci. E le infezioni diventano difficili o impossibili da trattare, aumentando il rischio di diffusione della malattia, a volte grave. In Italia, secondo il Rapporto nazionale AIFA, nel 2022 l’uso degli antibiotici sistemici risulta in ripresa, con un +24% rispetto al 2021.
Per aumentare la consapevolezza e la comprensione della resistenza antimicrobica e promuovere le migliori pratiche per prevenirla e per affrontare un’emergenza già da tempo, purtroppo, globale, si celebra ogni anno, dal 18 al 24 novembre, la World AMR Awareness Week. Tema di quest’anno, come per il 2022, è “Prevenire insieme la resistenza antimicrobica“. Rappresenta una minaccia per l’uomo, gli animali, le piante e l’ambiente.
“Per preservare l’efficacia degli antibiotici e ridurre in modo efficace la resistenza antimicrobica, è necessario promuovere una collaborazione intersettoriale”, afferma il Dott. Luigi Orfeo, Presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN). “Occorre una consapevolezza globale, in tutti i settori, che devono essere in grado di utilizzare gli antimicrobici in modo prudente e appropriato. Devono adottare misure preventive per ridurre l’incidenza delle infezioni. E seguire le buone pratiche nello smaltimento dei rifiuti contaminati”, continua.
E’ fondamentale che, non solo gli operatori sanitari e le istituzioni, ma anche i cittadini prendano piena coscienza della portata di questo fenomeno: solo collaborando, secondo un approccio One-Health, si può sperare di porre un freno allo sviluppo e alla diffusione della resistenza agli antibiotici. Un modo per farlo è quello di mettere in atto delle “azioni virtuose”, che possano contribuire a ridurre l’incidenza e l’impatto delle infezioni da batteri resistenti, in qualsiasi ambito.
Tutti possono farlo. Come le industrie farmaceutiche, con le giuste indicazioni d’uso e proponendo alternative agli antimicrobici. Il personale sanitario e i medici, implementando buone pratiche, informando i cittadini e prescrivendo antibiotici attenendosi alle linee guida. I cittadini e i pazienti, assumendo antibiotici solo dietro prescrizione medica, seguendone scrupolosamente le indicazioni. Le scuole, promuovendo la conoscenza del problema dell’antimicrobico-resistenza e dei metodi per contrastarla.
Oggi le infezioni neonatali rappresentano ancora un’importante causa di morbilità e mortalità. Dati recenti della letteratura mettono in evidenza che negli ultimi 30 anni c’è stato, nel mondo, un aumento dell’incidenza delle infezioni/sepsi neonatali del 13% circa con 6.31 milioni di casi stimati nel 2019 responsabili del 3.7% della mortalità in epoca neonatale.
Diversi patogeni possono essere trasmessi ai neonati verticalmente da madre a figlio in seguito allo sviluppo, da parte della madre, di un’infezione oppure orizzontalmente dai caregivers, in comunità o in ambito ospedaliero. In particolare, i neonati ricoverati nelle Terapie Intensive Neonatali (TIN) sono ad alto rischio di infezione a causa della fisiologica immaturità del sistema immunitario, della prolungata ospedalizzazione e delle necessarie pratiche diagnostiche-terapeutiche spesso invasive. Per questi motivi fino al 90% dei neonati pretermine con peso < 1000 g vengono sottoposti a terapia antibiotica empirica nel sospetto di una sepsi precoce, rappresentando questi ultimi un terzo della top ten dei medicinali più utilizzati durante la degenza.
“Il fenomeno dell’antibiotico-resistenza per i neonati e in particolare per quelli ricoverati in TIN, rappresenta una delle principali preoccupazioni per noi neonatologi. Il 50% circa delle infezioni neonatali severe risultano, attualmente, resistenti alla prima ed alla seconda linea di trattamenti raccomandati dalla Organizzazione Mondiale della Sanità. Il motivo è che gli antibiotici sono, effettivamente, tra i farmaci più utilizzati nelle terapie intensive neonatali. Anche se a volte non necessari, e seppur ad oggi valutati in modo più critico rispetto al passato, il loro uso rimane ancora significativo e prolungato, causando il rischio di insorgenza di alcune patologie come infezione tardiva, enterocolite necrotizzante o anche di morte”, continua il Dott. Orfeo.
“La prevenzione delle infezioni in ambito ospedaliero resta la miglior difesa per combattere la battaglia contro la resistenza antimicrobica. E l’igiene delle mani, in particolare, rappresenta la misura più importante per prevenirne la diffusione. Pertanto costituisce una pratica da diffondere ed incentivare il più possibile”, conclude.
Crisi climatica rischio per donne in gravidanza

La crisi climatica è un rischio anche per le donne in gravidanza e i bambini. UNICEF, OMS e UNFPA in vista dei negoziati della Conferenza globale delle Parti (COP28) sui cambiamenti climatici a Dubai lanciano un appello.

Non bisogna abbassare la guardia, anzi. Agire il prima possibile. Il rischio per donne in gravidanza e bambini con la crisi climatica è altissimo. Porta a gravi problemi di salute. Secondo il documento stilato, ‘Proteggere la salute materna, neonatale e dei bambini dagli impatti dei cambiamenti climatici’, gli effetti degli eventi climatici sulla salute materna e dei bambini sono stati trascurati. Soprattutto sono stati sottovalutati e sottostimati.
Come si legge sull’UNICEF, Il rapporto sottolinea che pochissimi piani di risposta al cambiamento climatico dei Paesi menzionano la salute materna o dei bambini. Defiiscono questa “un’omissione clamorosa ed emblematica dell’inadeguata attenzione ai bisogni di donne, neonati e bambini nel dibattito sul cambiamento climatico”.
“Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia esistenziale per tutti noi. Ma le donne in gravidanza, i neonati e i bambini si trovano ad affrontare alcune delle conseguenze più gravi”, ha dichiarato Bruce Aylward, Assistant Director General per la Copertura Sanitaria Universale e Life Course Vita dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). “Il futuro dei bambini deve essere consapevolmente protetto. Il che significa agire ora per la loro salute e la loro sopravvivenza, assicurando al contempo che le loro esigenze specifiche siano riconosciute nella risposta al clima”, precisa ancora.
“L’azione sui cambiamenti climatici spesso ignora che i corpi e le menti dei bambini sono particolarmente vulnerabili all’inquinamento, alle malattie mortali e alle condizioni meteorologiche estreme”, ha dichiarato Omar Abdi, Vicedirettore generale dell’UNICEF per i programmi. “Facciamo questo a nostro rischio e pericolo. La crisi climatica sta mettendo a rischio il diritto fondamentale di ogni bambino alla salute e al benessere. E’ nostra responsabilità collettiva ascoltare e mettere i bambini al centro di un’azione urgente per il clima. A partire dalla COP28. Questo è il momento di mettere finalmente i bambini nell’agenda del cambiamento climatico”.
L’appello evidenzia sette azioni urgenti per affrontare questi rischi crescenti. Queste includono riduzioni durature delle emissioni di gas serra. Interventi sui finanziamenti per il clima, oltre all’inclusione specifica delle esigenze di donne in gravidanza, neonati e bambini nelle politiche relative al clima e alle calamità. Le agenzie chiedono inoltre di intensificare la ricerca per comprendere meglio l’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute materna e dei bambini.
“Per trovare soluzioni climatiche che riconoscano le specifiche esigenze di salute e le vulnerabilità di donne e bambine, dobbiamo iniziare a porci le domande giuste”, ha dichiarato Diene Keita, Vicedirettrice esecutiva per i programmi dell’UNFPA, l’agenzia delle Nazioni Unite per la salute sessuale e riproduttiva. “Le soluzioni climatiche globali devono sostenere – e non sacrificare – l’uguaglianza di genere”.
Neonati prematuri

Curarli, assisterli, garantire loro il benessere fisico e psicologico come a tutti i membri della famiglia. E’ importantissimo quando si parla di bambini nati prematuri.

Sono circa 25.000 i neonati prematuri che ogni anno vengono alla luce nel nostro Paese. Piccoli e fragilissimi, a volte con un peso inferiore ai 1500g, si affacciano alla vita ed iniziano la loro sfida tra le quattro mura della Terapia Intensiva Neonatale (TIN). Un percorso duro, a volte molto lungo, che i piccoli dovranno affrontare fuori dal grembo della mamma, ma con la fondamentale vicinanza dei genitori.
Il 17 novembre si celebra, la Giornata Mondiale della Prematurità, giunta alla 15ª edizione, un appuntamento fisso e divenuto negli anni irrinunciabile, per gli operatori sanitari, i genitori, i pazienti e per l’intera comunità. Il claim di quest’anno recita “Gesti semplici GRANDI RISULTATI: contatto immediato pelle a pelle per ogni neonato ovunque” . Tutti, infatti, possono fare qualcosa per migliorare la qualità di vita di questi bambini.
“Purtroppo, in alcuni casi, e mi riferisco a quello che sta succedendo nel conflitto Israele-Palestina, i gesti per tutelare i nostri neonati sono tutt’altro che semplici”, afferma il Presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN) Luigi Orfeo. “Sto pensando alle ultime notizie che abbiamo letto, che ci riferiscono la morte di sei neonati prematuri all’Ospedale di Al Shifa e l’impossibilità per le Terapie Intensive Neonatali (TIN) di funzionare a causa della mancanza di elettricità. Tutte le guerre sono terrificanti. Ma non si dovrebbe mai arrivare al punto di coinvolgere i civili e soprattutto di colpire bambini e neonati”.
Da sempre la SIN e il Coordinamento delle Associazioni dei Genitori Vivere ETS collaborano per migliorare la qualità delle cure per i neonati prematuri e per tutti quei bambini ricoverati in Terapia Intensiva Neonatale. Innanzitutto, battendosi per l’apertura delle TIN h24 e per dare la possibilità ai genitori di essere realmente parte integrante delle cure, stando a contatto con i loro piccoli sin da subito e per tutto il tempo che si vuole.
L’intera comunità può e deve essere coinvolta, gesti piccoli e semplici sono alla portata di tutti, degli operatori e dei genitori, ma anche degli amministratori e dei decisori. Fondamentale è coinvolgere anche le amministrazioni degli ospedali e le direzioni sanitarie, affinché sia abbattuta la prima e più alta barriera tra un neonato prematuro e la sua famiglia: la porta della TIN. Dovrebbe essere aperta h 24, cosa che invece, purtroppo, non avviene ancora in tutti i reparti del nostro Paese.
La Family Centered Care (FCC), la presenza costante dei genitori in TIN ed il loro coinvolgimento nelle attività di assistenza e cura e nei processi decisionali, è diventata nel tempo sempre più importante. E per questo motivo ad essa devono associarsi precisi programmi che permettano una vera integrazione dei genitori nel processo di cura dei loro bambini.
“Evidenze scientifiche dimostrano come facilitare l’intervento di mamma e papà contribuisca alla riduzione dello stress e dell’ansia nei genitori e al miglioramento di diversi outcome per il bambino”, continua Orfeo. “Tra questi la riduzione della retinopatia della prematurità e della durata della degenza, l’aumento della velocità di crescita, l’aumento dell’allattamento al seno e migliori punteggi nelle scale che valutano lo sviluppo neurocomportamentale”.
Centrare l’assistenza sulla famiglia significa anche agevolare la pratica della Kangaroo Care, il contatto diretto, pelle a pelle, tra i genitori ed il neonato prematuro, che consente lo sviluppo delle fisiologiche connessioni neurali, riducendo al minimo la probabilità di sviluppare problemi di neurosviluppo nel neonato.
Una evoluzione qualitativa della FCC è la Family Integrated Care (FICare) che sostiene la piena integrazione delle famiglie nella cura dei loro bambini in TIN, attraverso un quadro completo di interventi con 4 pilastri principali. L’ambiente, progettato o adattato per sostenere la partecipazione attiva h24. L’educazione ed il supporto dell’equipe della TIN, in particolare nell’opera di coinvolgimento e sostegno dei genitori ad essere caregiver primari per il loro bambino. L’educazione/supporto psicologico dei genitori, attraverso percorsi di sostegno strutturati anche tra pari, con la presenza di genitori senior opportunamente formati. La partecipazione attiva dei genitori a tutte le attività di reparto.
L’ambiente ha un ruolo cruciale per il prematuro. Ma anche per quello a termine, allorché la privazione improvvisa della presenza materna può avere conseguenze molto importanti per il neonato, costretto in un nuovo ambiente, che comprende esperienze di manipolazione procedurale stressanti, frequenti esperienze dolorose, movimenti, odori, rumori, luci e interruzione del sonno.
La protezione dell’ambiente sensoriale ed il coinvolgimento precoce dei genitori rappresentano, quindi, i punti chiave per migliorare gli outcome in TIN. Lo mostra un recente lavoro che riporta i risultati di un progetto di miglioramento volto a ridurre del 50%, in 3 anni, l’incidenza della emorragia ventricolare di grado elevato (sIVH) in neonati di peso inferiore a 1000 grammi (ELBW). L’implementazione delle cosiddette “Bedside Practices for Optimal Neurodevelopmental Care”, che comprendono gli interventi suddetti, oltre all’uso corretto degli steroidi, alla profilassi con indometacina e alla NIV precoce, sono associate ad una riduzione duratura dell’incidenza di sIVH e della mortalità nei neonati ELBW.
“Ancora oggi, nonostante le numerose evidenze scientifiche, nella maggior parte delle TIN italiane, manca una visione del ruolo essenziale delle famiglie come parte integrante dell’esperienza assistenziale”, spiega il Presidente dei neonatologi. “Riteniamo che il ruolo della SIN, in stretta collaborazione con le associazioni dei genitori, sia fondamentale per proporre percorsi formativi e supporti organizzativi per l’implementazione delle cure centrate sulla famiglia e per il conseguente miglioramento qualitativo dei nostri reparti. Un piccolo gesto che può sicuramente portare grandi risultati”.
Ed è proprio in quest’ottica che la SIN, con il suo Gruppo di Studio Care Neonatale, ha recentemente pubblicato le indicazioni per la promozione della Kangaroo Care e redatto un documento che aiuti a sviluppare un percorso di accompagnamento dei genitori alla dimissione e dopo la dimissione. Un percorso che, come recita il titolo stesso, “inizia dal giorno del ricovero”. Fondamentali in questo senso gli Standard Assistenziali Europei per la Salute del Neonato (ESCNH), pubblicati da EFCNI nel 2018 e successivamente tradotti in italiano. La SIN sta lavorando con Vivere ETS per sviluppare un modello di valutazione dei reparti di Neonatologia e TIN proprio a partire dagli Standard. Questo lavoro potrà consentire l’implementazione dei singoli reparti, affinché migliori la qualità di cura, considerando sempre di più i genitori risorsa fondamentale ed indispensabile.
Tra le iniziative della SIN per la GMP 2023, una breve guida, ideata per i genitori, insieme ai genitori. Realizzata per supportare le famiglie all’interno delle Terapie Intensive Neonatali, le aiuterà a contenere il dolore dei neonati con interventi non farmacologici.
Un premio speciale per le TIN e per i bambini, prematuri e non. Due contest volti a coinvolgere gli operatori dei reparti e l’intera comunità sul tema della prematurità
Ospedali, piazze, monumenti, social network e siti web: l’Italia si veste di viola per i neonati prematuri! Grazie alla collaborazione di Comuni, associazioni e operatori sanitari, accendiamo una luce sulla prematurità.
Ricetta dolce svezzamento

Se il vostro bimbo ha meno di un anno, ecco una ricetta dolce per lo svezzamento che lo ingolosirà. E’ sempre meglio che i piccoli non mangino zucchero o il miele a quest’età: è presto risolto, bastano piccoli accorgimenti

Per una ricetta dolce adatta allo svezzamento potete puntare sul purè di frutta. Vi occorrerà avere:
1 mela o 1 pera
Acqua
Succo di limone
Yogurt senza zucchero o ricotta
Lessate la mela o la pera, aggiungete nell’acqua, mentre lo fate, il succo di limone. Quando sarà pronta schiacciate con una forchetta la polpa, aggiungete un po’ di yogurt senza zucchero o la ricotta. Gli piacerà moltissimo.
Un’altra ricetta dolce per lo svezzamento è il tiramisù alla frutta. Fate ammollare biscotti per neonati nel succo d’arancia. Per la crema utilizzate sempre lo yogurt senza zucchero e una banana, schiacciata con la forchetta. Un una vaschetta posizionate i biscotti in fila e poi la crema sopra, alternateli con almeno due strati. Mettere in frigo per un’oretta prima di fargli assaggiare il tutto.
Un’altra idea è il budino, fatto solo con un quarto di latte e un cucchiaio colmo di maizena. In un pentolino a fuoco basso, il tutto si addenserà da solo, senza raggiungere l’ebollizione. Mettete a raffreddare in un vasetto e servitelo solo quando si sarà raffreddato.
Potrete usare anche il mixer per un curioso e squisito frappè: mezza banana, un quarto di pera o mela. Frullate il tutto e aggiungete 200 ml di latte. Anche questo piacerà tantissimo.